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18 Feb

Le lasagne di nonna Clara

 

 

 

 

 

 

 

 

I

nostri cinque giorni al mare sono giunti al termine. La mia auto è pronta a partire, io un po’ meno. Vorrei restare a Forte con Paolo, ma la scuola ricomincia tra due giorni e abbiamo bisogno di ventiquattro ore per metabolizzare che le vacanze di Natale sono finite e che tutto sta ricominciando da capo.
Come riusciremo a incastrare la nostra relazione tra la scuola e il lavoro? Un nodo mi si stringe in gola, devo ancora mettermi al volante e già mi manca.
Apro la portiera posteriore per fare salire Sofia che mi sta raggiungendo, ma la vedo fermarsi sulla porta per salutare Paolo. Gli dà un bacio e corre da me con le guance tutte rosse, mentre Olivia sballonzola tra le sue braccia. Salgono e Paolo viene verso di me.
“Quando ti rivedo?”
Se continua a guardarmi e a parlarmi così, con quel modo dannatamente eccitante, giuro che non parto più.
“Fammi una sorpresa questa settimana, ti prego.” sussurro sfiorandogli le labbra.
“Dipende da te.”
“E come faccio a convincerti?” chiedo nel tono più malizioso che possa concedermi con una figlia alle spalle.
“Dipende da come prenderai la storia del pony…”
“Quale storia del pony?”
Paolo ha un sorrisetto che non mi piace.
“Non le avrai comprato un pony spero…” sussurro indicando Sofia.
“Chissà…”
Mi bacia, apre la portiera e ci salutiamo.

Aspetterò di essere entrata in autostrada, per chiedere a mia figlia se sa qualcosa di questo pony. Il beep del Telepass mi segnala che è giunto il momento.
“Allora amore, ti sei divertita?”
“Tanto. Paolo è simpatico e poi ha un bel sorriso, ti mette voglia di ridere.”
Il fascino delle fossette ha fatto breccia per la seconda volta.
“E tu ti sei divertita?”
Pensavo lo chiedesse a me, invece era una domanda per Olivia. Lei scodinzola.
“Sofia ascolta, devi dirmi niente a proposito di un pony?” chiedo misteriosa mentre la guardo dallo specchietto retrovisore.
“Siamo già entrati in autostrada?”
Che domanda è?
“Sì perché?”
“Paolo si è raccomandato di dirtelo solo dopo aver preso l’autostrada.”
Ma tu guarda: ho pensato proprio la stessa cosa.
“Dirmi cosa?” chiedo un sorriso con un plastica.
“Ti ho parlato di Peggy?”
Chi sarebbe Peggy?
“Sai quel bellissimo pony che mi piaceva tantissimo e che volevo adottare?”
“Non mi hai mai detto che volevi adottare un pony di nome Peggy…” mormoro stranita.
“L’ho detto a Paolo, mentre tu eri alla Bottega dei profumi.”
Mi sta bene. Ecco cosa succede quando ti allontani un momento per comprare un mascara che in realtà non ti serve.
“E quindi?”
“Quindi possiamo adottarlo, ma solo se tu sei d’accordo: mi ha detto di dire così.”
La parte finale del discorso è chiaramente una sviolinata che il piccolo messaggero ha cercato di riferirmi, ma io torno indietro e lo ammazzo.
“Amore… non possiamo tenere un pony nel nostro appartamento a Torino…”
“Ma no mamma, certo che no! Finirebbe per schiacciare Olivia…”
Gli occhi allampanati del cane mi dicono che stia intendendo quelle parole alla lettera.
“Paolo lo terrebbe nella stalla insieme ai suoi amici e io andrei a trovarlo ogni volta che torniamo al mare.”
Il fatto che mia figlia abbia messo in conto numerose trasferte mi rallegra. Il cavallo potrebbe essere un mezzo di cui servirci per aumentare le nostre frequentazioni.
Ma non vorrei strumentalizzare un povero pony indifeso. Devo pensarci.
A ogni modo, non so se siano previsti corsi per ‘patrigni’, ma il mio ragazzo potrebbe tenere un master.
“Fammici pensare, okay?” le dico lasciando intravedere un briciolo di speranza.
“Okay.”
Sofia resta in silenzio qualche secondo, il suo sguardo scruta il panorama che le offre il suo finestrino, poi dice: “Venivi a Forte quando eri piccola?”
“Sì, venivo qui con la mia nonna.”
“Quella che adesso non c’è più?”
“Proprio lei.” confermo con un sorriso malinconico.
“Ti manca?”
“Tanto.”
“Paolo mi ha detto che vi siete conosciuti in spiaggia.”
Quella piccola sosta alla Bottega dei profumi mi sta costando cara: ora verrà fuori la storia del mezzo limone.
“È vero?” mi chiede tra il curioso e il divertito. La assecondo.
“Mi dispiace contraddire Paolo, ma per essere esatti, ci siamo conosciuti a un tavolo da ping pong e lui era il campione della Versilia.”
“Ed era il tuo fidanzato anche quando eri giovane?”
“Quando ero piccola.” preciso. “Sono ancora giovane.”
Sofia si mette a ridere, ma non credo che sia per la battuta, più probabilmente è il cane che le sta leccando la faccia.
“Olivia! Non leccare la faccia a Sofia!”
Lei si ricompone.

Dopo un’ora di viaggio, Sofia decide che non riuscirà a tenere la pipì fino a casa e mi chiede di fermarci. Parcheggio l’auto in prossimità dell’ingresso e aiuto lei e Olivia a scendere.
Siamo entrate da dieci secondi e realizzo che la necessità fisiologica di mia figlia non è altro che una scusa per comprare un peluche e un Chupa Chups di quattro metri e mezzo che con poche probabilità riuscirò a caricare in macchina.
Sto per raggiungere la cassa, quando noto il profilo di una ragazza, china sulle riviste, che mi pare di conoscere.
Le dimensioni del lecca lecca gigante dovrebbero scoraggiarmi dal proseguire le indagini, ma più la guardo, più sarei pronta a scommettere che si tratta di Roberta Diva. Una delle mie amiche del mare. Diva di cognome e di fatto.
Non mi darò pace se non glielo chiedo.
“Roberta…” bisbiglio con il timore di chi potrebbe aver sbagliato. Ma lei si volta e mi butta le braccia intorno al collo.
“Eva! Come stai? Che bello rivederti! Sei uno schianto!”
Anche lei è bellissima, proprio come allora. Lineamenti disegnati, corpo mozzafiato, sincera, brillante, estroversa, e soprattutto innocua — in quanto dichiaratamente gay.
“Lei è Sofia.” dico spostandomi per presentarle la bambina che si nasconde dietro di me.
“Ciao tesoro.” mormora lei abbassandosi.
Ma ciò che vedo sbucare da dietro il suo cappotto, mi fa quasi distruggere lo scaffale di cd alle mie spalle con il Mega Chupa Chups. Chi diavolo è quello?
“Sofia, ti presento Lapo.” dice prendendo per mano un bambino che è quasi sicuramente suo nipote.
Ma mentre cerco di convincermene, ricordo che Roberta è sempre stata figlia unica. A confermare i miei sospetti è lei stessa che conclude le presentazioni.
“È mio figlio.”
Quindi la ragazza più bella della spiaggia, che non ha mai rappresentato una minaccia, non è più gay?
“Ciao Lapo.” dico sconvolta accarezzando la sua testolina di riccioli biondi.
“Quanto tempo è passato? Lapo ha sette anni e Sofia?”
“Anche lei ne ha sette.”
“Ho un’altra bambina, ha quasi due anni, si chiama Ginevra.”
“Complimenti.”
“In realtà dorme pochissimo.” mormora disperata.
“Oh! Mi spiace.”
“Vivi ancora a Modena?” mi chiede.
“Non più, ora vivo a Torino e tu?”
“A Milano, come sempre, non potrei vivere senza Milano.”
Dunque è solo il suo orientamento sessuale a essere cambiato, e seppure non trovi il coraggio di chiederle apertamente conferma, è lei a dirmi ciò che desidero sapere.
“Ho cambiato idea. Hai visto?” bisbiglia divertita indicando il marmocchio.
“Mi sembri felice…”
“Ho due figli con due padri diversi, non è sempre facile.”
Sono scioccata, è sempre stata gay e mi ha appena detto di aver avuto due figli da due uomini diversi: è incredibile.
“Sei più tornata a Forte?” mi domanda cambiando discorso.
“Sto rientrando ora da un weekend con Sofia.”
“Anche noi! Eravamo da…”
“Mamma andiamo?” la interrompe Lapo.
“Sì amore adesso andiamo…” mormora consolandolo. “Senti, ti lascio il mio numero, chiamami.”
Apre una bellissima Maxi Jumbo in pelle nera e mi porge il suo biglietto da visita.
“Okay certo…”
Così magari mi spieghi cosa mi sono persa.
“Potremmo organizzare una cena dei ricordi.” suggerisce.
Ecco, su questo dovrei rifletterci: Roberta Diva — di cognome e di fatto — non è più tanto innocua. Devo stare attenta: Paolo è nella stessa compagnia degli amici del mare.
“Chiamami.” conclude dirigendosi alla cassa per poi uscire.
Infilo il suo biglietto in tasca, aspetto il mio turno, pago e riesco a caricare l’enorme lecca lecca in macchina.
“Chi era mamma?” mi chiede Sofia allacciandosi la cintura di sicurezza.
“È una mia amica del mare, pensa che strana coincidenza.”
“Comunque richiamala, mi raccomando.” “Perché amore?” domando meravigliata.
“Hai visto che fico che è Lapo?”
Se fossimo per strada avrei centrato un guardrail. Ma vorrei fare un applauso alla sua precocità.

E ora che il peluche ha soddisfatto la reale necessità affettiva di mia figlia, la vedo concedersi un meritato pisolino.
Ne approfitto per dedicarmi a un piano mentale con cui cercherò di disfare le valigie nel minor tempo possibile.
Faccio una stima di quanto mi servirà per riordinare tutto ciò che mi ha seguito in questi giorni di vacanza, per separare la biancheria e programmare le lavatrici —rivalutando, nel frattempo, l’opzione di assumere una governante come Mrs. Doubtfire — e direi di riuscirci al massimo in un’ora. Poi scatteranno le successive per prepararci a dire addio al Natale.
E lì, a pochi minuti da casa, i miei occhi si catapultano su Sofia chiedendosi che idea si farebbe di nonna Fiorella. La nonna di Los Angeles che raramente le menziono.
È evidente che per Sofia esista solo nonna Clara. E al pensiero di rivedere mia madre, non posso fare a meno di chiedermi perché si sia decisa a tornare.
A chiarirmi questo dubbio può essere solo lei che, con uno tempismo perfetto, decide di chiamarmi in questo preciso istante.
Se non rispondo, il telefono continuerà a squillare e sveglierà Sofia.
Se rispondo, Sofia si sveglierà con la voce della nonna che non ha mai conosciuto.
Possibile che io non riesca mai a concludere una vacanza in modo sereno?
Cosa ho fatto di male? Non lo so, ma decido di rispondere: Sofia ha gli occhi sbarrati.
“Sì, pronto.”
“Amore, sono la mamma.”
Forse sarebbe meglio se le reggessi il gioco: lasciamo fuori Sofia dal nostro passato.
“Ciao mamma, come stai?”
Lo dico in modo così affettuosamente falso da meritare un Oscar.
“Sono in macchina con Sofia, stiamo tornando a casa… sei in vivavoce.”
Mia figlia mi guarda con un’espressione traducibile in: ‘è la nonna di Hollywood?”
Ha ragione: sarebbe il caso che gliela presentassi.
“Sofia, lei è nonna Fiorella.
“Ciao amore della nonna!” esclama gioiosa.
“Ciao nonna, dove sei?”
La domanda sembra fin troppo lecita.
“Sono a Torino tesoro e ti ho portato i miei regali di Natale.”
Speriamo che non siano tutti quelli dei Natali passati, o non sapremo dove metterli. E lì mentre gongolo del mio sarcasmo inespresso, la dolce implorazione di Sofia non mi lascia via di uscita.
“Mamma, possiamo vedere la nonna?”
Mi arrendo e faccio mente locale.
Sono le quattro: devo riordinare i bagagli, chiarire le idee a mia figlia su chi sia questa nonna che non ha mai visto, e fare una doccia. A questo punto non mi resta che invitarla a cena.
“Mamma, che ne dici di mangiare qualcosa da noi? Cuciniamo io e Sofia.”
Lei, sorpresa del mio invito e curiosa di conoscere la risposta della nonna, pende dalle sue labbra.
“Ne sarei molto felice.” risponde mia madre.
“Ci vediamo alle sette. Ti mando l’indirizzo appena arrivo.”
“Lo aspetto.”
Il vivavoce si spegne. Resto sola con Sofia che, con una domanda fuori luogo, smorza la tensione procuratami dalla domanda: come riuscirò a cavarmela?
“Mamma cosa cuciniamo?”
“Abbiamo una teglia di lasagne di nonna Clara in freezer, siamo salve.”
“Meno male.” conclude lei sollevata.
Con il menù abbiamo risolto, ma ora mi aspetta il compito più difficile: creare l’immagine positiva di una nonna latitante che mia figlia possa apprezzare — nonostante tutto.

QUARANTOTTESIMO EPISODIO

Illustrazione: Valeria Terranova