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29 Nov

Amici miei — e non è il film con Ugo Tognazzi

storie di ordinaria follia
I l problema non è fare la cosa giusta, è sapere quale sia la cosa giusta e, quando andavo a scuola, ero convinta che la cosa giusta fosse difendere i miei compagni dai soprusi dei professori, infischiandomene delle conseguenze. Se tutti gli studenti del pianeta fanno la gara per accaparrarsi l’ultimo banco in fondo, vicino al termosifone, dietro la colonna o accanto alla finestra, io e la mia migliore amica abbiamo sempre preferito i primi banchi, quelli vicini alla cattedra. Per certi versi era la scelta migliore, per altri meno, ma di fatto, al primo anno di superiori, io e Paola diventiamo le rappresentanti di classe e, quando arriva il primo consiglio con gli insegnanti, chiediamo ai compagni se...
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24 Ott

Il dottor T e le donne — e non è il film con Richard Gere

storie di ordinaria follia
   
I l dottor Mazza non è un dottore qualunque. Il dottor Mazza è il capo della Boutique della Vagina ed era lì che andavo durante le mie gravidanze. Il dottor Mazza è come Miranda Priestly, non gli si chiede mai nulla, è lui a fare le domande, sempre. Anche al terzo mese, quando vai da lui per conoscere il sesso del bambino, è lui a chiederti: “Vuole sapere se è maschio o femmina?” Sono passati dodici anni da allora, e Giaco era seduto accanto me. Aveva scommesso cinquanta euro su ‘femmina’, e aveva vinto. Ma ieri, su quella sedia, al posto di mio marito c’ero io. E sul lettino, c’era Emma. Era la sua prima visita — a vescica piena. Le assistenti e...
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16 Ott

Caccia a Ottobre Rosso — e non è il film con Sean Connery

storie di ordinaria follia
 
Q uando una persona non sta bene, nove volte su dieci, dà la colpa dello stress. Ma non in autunno. In autunno, la colpa è del cambiamento di stagione. Ogni male è a esso riconducibile. Se volessi descrivere con una scena come vivo il passaggio emotivo che mi traghetta dall’estate all’autunno, basterebbe un fermo immagine sulla mia faccia avvilita e in sottofondo “Candle in the wind”. Mi sento così: una candela che si spegne, una lucciola che perde la coda. In altre parole, una chiavica. L’abbronzatura è sparita e — a causa del forte calo delle temperature che ha indotto il mio corpo a esigere di più di quanto gli spettasse — la voglia di biscotti è aumentata. Si è impossessata di me:...
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9 Ott

Nel centro del mirino — e non è il film con Clint Eastwood

storie di ordinaria follia
P rima che arrivassero i telefonini con la fotocamera integrata, c’erano le videocamere analogiche che ora sono diventate vintage, e mio padre ne aveva una. È sempre stato appassionato di quel mondo, gli piaceva così tanto che possedeva addirittura un proiettore a bobina. Ricordo di aver visto il giorno del matrimonio dei miei genitori centinaia di volte –– e tutte le volte, le scarpe di mia madre erano terribili. Sebbene il lungo abito bianco tentasse disperatamente di nasconderle, nella scena in cui mio padre la reggeva in braccio, salendo le scale, si vedevano benissimo. È vero che negli anni Settanta la zeppa era di casa, ma sotto un vestito da sposa? Gli anni passano, istruisco mia madre spiegandole che il...
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3 Ott

Una gita scolastica — e non è il film di Pupi Avati

storie di ordinaria follia
     
S arà il mio nuovo taglio di capelli a evocare questo ricordo ma, di fatto, io e Luis Miguel siamo legati dalla notte dei tempi. Dal 1985, quando la maestra delle elementari portò la mia classe in gita a Gardaland. La nostra insegnante, seppure non fosse giovanissima, era una donna di spirito, attenta, impavida, e aveva accettato la grande sfida di prendere un pullman, farsi due ore di viaggio e portare i suoi alunni nel parco divertimenti più grande d’Italia. Sola, senza l’aiuto di nessuno. Era una donna con le palle e non l’avremmo delusa. Anche mia madre si era data da fare: nella fase ‘gita fuori porta’ ha sempre dato il meglio di sé, e la mattina della partenza,...
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3 Ott

Carnage — e non è il film con Jodie Foster

storie di ordinaria follia
   
E poi ci fu la volta della bruttissima lite in Piazza di Spagna: quella, più che un film di spionaggio, sembrò una puntata di Suburra. Generalmente io e Matteo andavamo d’accordo, ma quando ci capitava di litigare, le nostre discussioni accese si trasformavano in vere e proprie sceneggiate, e a Roma superammo noi stessi. Ci trovavamo lì per un invito che avevamo ricevuto — stavolta in modo regolare — da un ufficio stampa di Milano. Uno stilista emergente, in voga in quel momento, stava per inaugurare il suo negozio monomarca nella capitale. Io ci andai con un vestito blu interamente ricoperto di ruches. Di un altro stilista. “Certo che potevi mettertelo uno dei suoi vestiti: stiamo andando al suo evento.” mi rimproverò...
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25 Set

L’agente segreto — e non è il film con Robin Williams

storie di ordinaria follia
         
C orreva l’anno 2012, ma nell’aria c’era la stessa atmosfera dei film di spionaggio ambientati nella Seconda guerra mondiale. Io e Matteo eravamo seduti al tavolo di un bar del centro di Milano, e aspettavamo il nostro contatto. Quello di una pr che ci facesse entrare a una festa blindatissima, organizzata dai Signori Dolce & Gabbana. “E dire che mi ero raccomandato. Enri: non dobbiamo dare nell’occhio, mettiti qualcosa di sobrio...
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