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20 Mar

Insieme per caso — e non è il film con Kathy Bates 

enrica alessi storie di ordinaria follia
 enrica alessi storie di ordinaria follia
N
eanche le mie figlie mi riconoscono più.
Dov’è finita la mamma di prima? Quella che alla domanda: “mami, mi spieghi cos’è il Coronavirus?” rispondeva usando frasi che aiutassero a non avere paura?
Non c’è più.
Se all’inizio la questione riguardava solo la Cina, in breve tempo, il Covid 19 comincia a espandersi e arriva anche in Italia.
La situazione è delicata, eppure, nonostante i precedenti, tv e giornali tendono a smorzare i toni, non vogliono allarmare le persone: è il panico il vero nemico. C’è addirittura chi sostiene che sia più letale una normale influenza di questo virus. E invece non è vero.
Poco più tardi, l’Italia diventa il terzo paese più contagiato, le regioni più colpite sono al nord, la settimana della moda deve aver contribuito al prolificarsi del virus, e la nazione fa fronte all’epidemia battezzando solo alcune zone rosse, e limitando in esse le occasioni di aggregazione. Scatta il coprifuoco, chiudono le scuole, le palestre, i cinema, sembra la fine del mondo.
“Era da dire che chiudessero le scuole mamma!” interviene Carola. “Lì, nessuno si lava mai le mani…”
Vorrei sorridere per la sua battuta, ma sono davvero preoccupata.
Le disposizioni preventive vengono tradotte dal popolo come una limitazione alla propria libertà e le persone, quasi per protesta, continuano a prenderle sotto gamba.
La maggior parte degli italiani e degli stranieri in visita si ostina a comportarsi come se nulla fosse e io o non posso stare ferma a guardare.
“Bimbe, da oggi non si esce di casa per nessun motivo.”
“Io devo andare in ufficio…” ribatte Giaco.
“Va bene: uno in famiglia che si sacrifichi per le provviste ci vuole. Puoi pensarci tu, ma voi bimbe, non chiedetemi di uscire.”
“Io mi sparo!” sbotta Emma.
“Io pure…” mormora Carola.
Il cane mi guarda e scodinzola: Boy è il solo che mi capisce.
Io e le ragazze passiamo già gran parte del nostro tempo a casa, eppure sembrano due teenagers costrette agli arresti domiciliari, faticano a capire la situazione, e forse non le biasimo: nessuno la capisce, è apocalittica, ma è mio dovere provarci.
“Ho detto che non si esce: non si scherza su queste cose: se non rispettiamo le regole, diventerà una pandemia, come l’influenza spagnola.”
Ammetto che un po’ mi dispiace che Giaco — che vuole fare il dj — non sia intervenuto musicalmente mettendo in sottofondo Carmina Burana. — Forse era distratto dal pensiero che ultimamente lo tormenta: l’impatto economico provocato dal Covid 19.
Prendo fiato e dico ciò che non avrei mai pensato di dire alle mie figlie: “Dovete avere paura!”
“Mamma cosa stai dicendo?” chiede Carola basita.
So di essere la stessa mamma impavida e incosciente che è andata a farsi una ceretta durante il suo travaglio, ma ora sono cambiata.
“Dovete avere paura.” dico di nuovo.
“Stai un po’ esagerando… non è la meningite.” ribatte Emma.
“È vero il Coronavirus non è così pericoloso, ma si diffonde rapidamente e prenderlo è un attimo. Perciò, noi restiamo a casa, perché a oggi, signorine…” dico puntando il dito verso di loro “avere paura è la sola cosa che può salvarci la vita.”
“Mamma, guarda che fino all’altro giorno dicevi niente panico…”
“E adesso ho cambiato idea! Sapete che i contagiati più gravi hanno bisogno del ricovero in terapia intensiva? Negli ospedali italiani, però, non ci sono posti di rianimazione sufficienti, come per le scialuppe del Titanic, e i medici si trovano costretti a decidere a chi salvare la vita.
Rendetevi conto.” dico brusca.
E ora, che finalmente vedo il terrore negli occhi delle mie figlie, sono soddisfatta.
Le ragazze osservano le nuove disposizioni con rigore — si lavano le mani piu spesso — seguono le lezioni da casa e la nuova vita potrei pure dire che ci soddisfa, ma le precauzioni non sono abbastanza.
Succede l’inevitabile: tutta l’Italia è un’intera zona rossa, il numero di contagiati aumenta, gli ospedali collassano. Questo virus farà presto il giro del mondo, non c’è nulla per evitarlo.
Ora siamo tutti sulla stessa barca e tutti abbiamo il dovere di usare i social con gentilezza, come strumento di diffusione utile alla comunità.
Il virus ci impone di rimanere a casa, di limitare il consumo di carburante, di energia elettrica, di beni superflui e non posso fare a meno di chiedermi se il pianeta non stia cercando di dirci qualcosa.
Da mamma, ho il dovere di usare il mio piccolo potere mediatico per fare anch’io la mia parte sociale attraverso i social.
E da oggi proprio per incentivare il motto #Iorestoacasa, sono entrata a far parte di una nuova community. La trovate su Instagram, si chiama  @iosonoitalia e nasce da un’idea di @zagufashion.
Siccome restare a casa è l’antidoto migliore, ha pensato di raggruppare un po’ di amiche con una specialità e di creare un canale tv — su Instagram —
in cui ognuna di noi mette a disposizione la sua peculiarità per intrattenere il pubblico a casa, da casa.
C’è chi cucina, chi fa training, chi dà consigli di moda, di make-up e chi recensisce libri. Io sono la raccontastorie del gruppo e questa è la prima scritta per la causa #iorestoacasa.
Illustrazione: Valeria Terranova