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31 Mar

La lista

l'amore ai tempi supplementari

l'amore ai tempi supplementari

 

 

S

ono certa che ogni donna del pianeta, prima di preparare la valigia, ci pensa un attimo. Quindi nessuna mi giudicherà esagerata, se i miei pensieri sono diventati una lista divisa in tre tipologie.
Confesso che non è stato facile mettere d’accordo funzionalità ed esigenza. Partorire quattro mise da giorno, due da sera e due da notte è stato impegnativo, ma anche stimolante… specie per le ultime due.
Non vedo Paolo da giorni, la fioritura inaspettata del mio albero genealogico mi ha portata a trascurarlo: devo farmi perdonare.
E nella cassettiera della lingerie — secondo scomparto partendo dal basso — si entra nello specifico: seduzione estrema, Victoria’s Secret. Questi due gli piaceranno, mi dico chiudendo la valigia.

Non è solo la lingerie che ho scelto ad essere perfetta, anche la combinazione di oggi è studiata nei minimi dettagli.
Più che un incontro di lavoro, è una missione di salvataggio.
Del Toy Boy so solo che è giovane, belloccio e che ha un forte ascendente su Olivia: ciò mi basta per considerarlo una minaccia, devo farlo fuori. E la mia mise gioca un ruolo fondamentale: professionale e seducente, giusto per metterlo alla prova.
La posta in gioco è troppo alta, non permetterò al mio capo di distruggere il suo matrimonio per una sbandata, e poi qualcosa mi dice che quello voglia farmi le scarpe.
Ho appena assunto una colf 24 carati, ventiquattro su ventiquattro, se perdo il lavoro, perdo anche la colf. Dovrà vedersela con me quel piccolo opportunista.
Con quella frase, il cancello di Blumarine si apre, faccio un bel respiro e cerco parcheggio.

Ormai conosco la strada, Gigi, il signore della portineria, ora mi riconosce, sa che non sono più solo un VISITORS. Lo saluto, prendo l’ascensore e sono al terzo piano.
Le grandi porte di Cristallo che portano il simbolo della maison si aprono e mi trovo di fronte Magda.
Durante il nostro primo incontro, il giorno dell’assunzione, era stata così antipatica da far perdere la calma anche a Michele, ora, però, è diventata più gentile.
“Ciao Eva, come stai?”
È addirittura pimpante. Un momento: anche il suo aspetto è cambiato. Non ha più il solito look da Miss Delusione, triste e poco curato, è sexy. Porta addirittura una camicetta più scollata della mia! Orecchini pendenti, mascara in abbondanza e gloss perlato. Avrà trovato un fidanzato.
“Bene! A te non lo chiedo nemmeno: sei raggiante!”
“Oh! Grazie…” mormora arrossendo.
“Olivia è nel suo ufficio?”
“Sì, è con lui…” sussurra stringendosi nelle spalle eccitata.
Ora capisco il motivo della sua trasformazione. Se Toyboy fa questo effetto alle donne come Magda, figuriamoci a quelle come Olivia: la questione si complica.
E lì, mentre percorro il corridoio che mi conduce alla sua porta — chiusa, come sospettavo — mi domando come sarebbe se entrassi e scoprissi che i sogni di Olivia sono diventati realtà. Se stessero facendo sesso sulla scrivania? Rabbrividisco al pensiero.
Eppure sono certa che avrà tenuto conto del nostro appuntamento, mi faccio coraggio e busso alla porta.
“Avanti…”
La sua prontezza mi rincuora, afferro la maniglia ed entro.
Olivia mi raggiunge sorridendo, mi abbraccia e mi presenta lui: Javier. L’equivalente di Johnny Deep in ‘Don Juan de Marco maestro d’amore’.
“Molto lieto.” mormora stringendomi la mano.
Ho una vampata di calore. Forse è il cappotto gessato: devo toglierlo.
“Ti aiuto…” dice Olivia afferrando la cartellina dei miei disegni.
Ne approfitto, lo appendo, faccio un bel respiro e mi sento meglio.
Raggiungo la scrivania nella mia mise audace — composta da: un tailleur, sempre gessato, una camicetta blu scollata e una classica Malone Soulier in pelle nera — e continuo a chiedermi dove ho già sentito il suo nome. Javier: in quale insana telenovelas?
Do un’occhiata in giro e mi accorgo solo adesso che Bianca e Serena non ci sono.
“Le ragazze?” chiedo disorientata.
“Da oggi Bianca è a casa in maternità, pensavo lo sapessi…” risponde Olivia.
Posso averlo dimenticato?
“E Serena?”
Javier dà un colpo di tosse.
“È fuori per una commissione…” mormora lei.
Ho interrotto qualcosa?
Il suo sguardo mi implora di smettere di fare domande, sento una fitta allo stomaco e mi costringo a tacere.
“Javier è un collega del reparto pelletteria.” dice appoggiando i miei disegni sul tavolo.
Lo guarda piena di orgoglio e aggiunge: “Ha una grande esperienza nel campo degli accessori, ha lavorato da Valentino, da Prada e infine da Gucci.”
Ma dopo o avanti Cristo? Prima o dopo Tom Ford? Perché c’è differenza…
“Complimenti.” dico costringendomi a sorridere.
“Ragazzi accomodatevi.”
Olivia prende posto alla sua scrivania e ci invita a sederci di fronte a lei.
“Eva, diamo un’occhiata: magari Javier vuol dire la sua…” dice aprendo la cartellina
Che cosa? Perché gli sta chiedendo un parere? Sta dubitando di me? E se questo mi ruba l’idea? No! Non mi faccio sabotare così. Meglio che mi finga insicura per depistare il nemico.
“Abbi pietà!” la interrompo divertita riappropriandomi della cartellina. “Vista l’esperienza, temo il suo parere, dagli prima un’occhiata, se lo riterrai opportuno, allora…”
“Devi aver fatto un ottimo lavoro.” mi interrompe Toyboy. “Ne sono sicuro: lo vedo dal tuo stile.” conclude strizzandomi l’occhio.
Sto avvampando e stavolta non è colpa del cappotto.
“Se però preferisci che sia Olivia a dare il primo parere, io sarò felice di darti il mio, seppure modesto.”
Il maestro d’amore sta cercando di insegnarlo anche a me. Eva: lui è il nemico. Il nemico. Non farti ingannare.
“Ragazze, vi lascio sole. Torno nel mio ufficio.” dice lui alzandosi.
Olivia lo segue con lo sguardo fino alla porta e quando si chiude, punta il naso verso l’alto, quasi stesse fiutando l’aria — o più probabilmente la scia di profumo che ha lasciato Javier camminando per la stanza uscendo. Un secondo più tardi, la testa di Olivia è spiaccicata sulla scrivania.
“Come faccio? Mi piace…” bisbiglia disperata.
“Calmati: è solo un’infatuazione, possiamo gestirla…”
Olivia rialza la testa lentamente, i suoi occhi mi fissano e hanno una luce che non saprei descrivere. “Non credo che possiamo gestirla… l’idea di fare sesso con lui mi tormenta. E anche se di fatto non ho ancora tradito mio marito, non fisicamente almeno, i miei pensieri impuri? Quelli non sono da considerare un tradimento?”
“Non essere così severa con te stessa.” dico afferendole la mano. “A tutti può succedere di farci un pensierino…”
Specie con Juan De Marco.
“Eva: ho pensato a fare sesso con lui in ogni posizione possible. Non mi è bastato il Kamasutra: ho dovuto metterci del mio per inventarne di nuove.”
È proprio vero che — in quel senso — le donne iniziano a quarant’anni a dare il meglio di sé: confesso che sono sbalordita e anche un po’ spaventata.
“Senti Olivia, non voglio puntualizzare l’ovvio, ma vorrei che ti rendessi conto che questo esperto di accessori, che continui a lodare come un figlio, in realtà potrebbe esserlo!”
“Non esagerare…” mormora sistemandosi i capelli.
“E dovresti anche renderti conto che ti stai mettendo in una situazione che non solo è pericolosa, è addirittura più grande di te.”
Olivia sembra capire il mio discorso, eppure, nonostante soffra di questo feroce duello che combatte con se stessa, non può fingere di ignorare quel desiderio che la divora. Ed ecco la domanda che sapevo mi avrebbe fatto: “Secondo te gli interesso?”
“Certo che gli interessi… Sei il suo capo, il mezzo con cui fare carriera velocemente…”
“Siamo colleghi, non sono il suo capo.” precisa sbuffando.
Continua a ignorare il concetto ‘anzianità’ e forse un po’ la capisco. Sarà meglio distrarla. “Parliamo del mio progetto, guarda cosa arriva direttamente da New York…”
“Certo, vediamo…” dice con sguardo assente.
Ora che sto per mostrarle la mia nuova sneakers in limited edition — pensata per una donna elegante e dinamica che ama distinguersi con uno stile cool e al tempo stesso pratico — rimpiango di averla pensata in pelle e non in tessuto. Non voglio lavorare con Javier. Mi toccherà rivedere il piano in corsa.
“Sei pronta?” dico euforica cercando di attirare la sua attenzione. “Questa non è solo una sneakers, è un oggetto di culto. Rullo di tamburi…”
Apro la cartellina con la convinzione che il primo disegno la stupirà, ma lei non apre bocca.
Forse serve una piccola presentazione: “Ho immaginato una donna elegante e dinamica che ama distinguersi con uno stile cool e al tempo stesso pratico.
Vedi questa parte…” indico la tomaia che in origine era stata pensata in pelle. “Potremmo usare del canvas e questa parte invece potrebbe essere in denim…”
Olivia mi guarda e non favella.
“Pensaci: tutte le case di moda fanno fortuna con le sneakers, perché tutte le donne più attente hanno la tendenza ad adorare quel mondo, specie se dici loro che sono in edizione limitata: faranno a gomitate per averle! Che ne pensi?”
“E se facessi sesso con lui una volta soltanto?”
Ecco a cosa sta pensando.
Guardo l’ora, è quasi mezzogiorno: la farò ragionare di fronte a qualcosa di commestibile, non so lei, ma io ne ho bisogno. “Andiamo a pranzo.” dico chiudendo la cartellina. “Devi distrarti.”
E anche prendere aria: c’è troppo profumo qui dentro. Apro le finestre, mi infilo il cappotto e con la cartellina sotto il braccio, trascino Olivia fuori da questo luogo di perdizione.

La, mia sneakers sta ancora aspettando un giudizio: Olivia non gli ha nemmeno dato uno sguardo, ma dopo un pranzo leggero e quattro chiacchiere, sembra avere riacquistato la ragione.
“Sono una stupida! Una stupida! Come posso mettermi in una posizione tanto sconveniente? Sono il suo capo santo Dio, cosa mi dice il cervello?”
“Ascolta… sei ancora in tempo: sai che anche lui farebbe a te le stesse cose che tu vorresti fare a lui…” sussurro abbassandomi sulla tazzina di caffè che ho davanti. “Ma poi?”
“Quindi dici che anche lui farebbe tutto, intendi tutto il kamasutra?”
“Olivia!” la rimprovero. “Era per dire che devi farti bastare il pensiero. Ti conosco e so cosa succederà se finisci a letto con lui…”
Il tono minaccioso con cui lo dico, le fa sgranare gli occhi. Pende dalle mie labbra.
“Sarai tu a confessarlo a Mitch, perché quel tradimento fisico che ancora puoi evitare, non ti darà pace.”
Ora sì che sono riuscita a catturare la sua attenzione. Questo è un buon momento per mostrarle le sneakers. Ho appena intercettato un cameriere per chiedere il conto, quando Olivia mi afferra il polso.
“Oggi offro io non pensarci nemmeno.”
dico prendendo il portafogli.
Ma devo aver frainteso: “Aiutami.” mormora. Regge il telefono, sembra che stia per leggere. Chiedo il conto al cameriere che mi ha raggiunta e mi metto ad ascoltare.
“Mi sta invitando a cena…”
“Digli di no!” dico decisa.
“Non posso.”
“Sì che puoi…”
“Amo Mitch, non faccio niente di male se vado a cena con lui…”
“E se andasse Mitch a cena con un’altra?” le chiedo sarcastica.
“Non ho mai pensato di andarci da sola…”
Il suo tono incalzante mi preoccupa.
“Tu verrai con me.”
“No! Non se na parla.”
“Eva, non fare la difficile…”
“La difficile?” chiedo basita. “Mi stai chiedendo di rendermi complice di una cosa che non approvo e che non approverò mai.”
“Ti prego, solo per questa volta: sarà solo una cena tra colleghi.”
“No. Ho detto no. Paolo sta per raggiungermi e ho già prenotato il ristorante, non esiste!” ribatto decisa.
“Bene! Allora basterà aggiungere due posti.”
Non so se ridere, piangere o suggerirle un apparecchio acustico.
“Mi stai ascoltando?” le chiedo sfinita.
“Ti prego: fallo per me, solo questa volta.”
Odio essere supplicata. Odio questa situazione e odio Toyboy, ma sono certa che andrebbe a quella cena anche senza di me, devo almeno limitare i danni.
“Mi stai mettendo in una posizione difficile, ma se non puoi farne a meno, chiamerò il ristorante per aggiungere due posti.”
Olivia sta saltellando di gioia sulla sedia.
È felice, stupidamente felice: si sta cacciando in un pasticcio trascinandoci anche me.
“Ora, pero, possiamo dare un’occhiata alle mie sneakers?”
“Quali sneakers?”
Non credo sia il caso di tornare in ufficio,
meglio che le veda qui.

Sapevo che lontana da tutto quel profumo, Olivia sarebbe rinsavita — professionalmente almeno. La mia edizione limitata di sneakers le è piaciuta da morire. L’ha definita furba e accattivante e ha aggiunto che il suo unico difetto è l’ampia selezione che ho proposto: sarà difficile decidere quali modelli realizzare. Appena li avremo scelti, capiremo in quale materiali realizzarli e successivamente i tempi di produzione e distribuzione.
Non vedo l’ora che il mio progetto passi nelle mani dell’ufficio marketing. Immagino già la campagna pubblicitaria su tutti i giornali: è eccitante sapere che dietro a tutto questo ci sono io.
Sarebbe stato altrettanto eccitante passare la mia serata sola con Paolo: Don Juan De Marco si pentirà amaramente del suo invito.
E tralasciando il fatto che questa tresca amorosa si aggiunge alla lista di dettagli rivelanti di cui dovrò informarlo, sapere che impiegherò più tempo a spiegargli i miei casini, piuttosto che a godermelo, mi manda fuori di senno.
La vita degli altri, i problemi degli altri, i gatti degli altri… insomma: quando sarà la mia volta? Quando riuscirò a pensare solo a me stessa e al bene mio, fregandomene di tutto il resto?
Ora ci si mette pure Olivia: sa quanto mi è costato subire un tradimento, eppure non le interessa il punto di vista della vittima, lei è un potenziale carnefice.
Abbasso la radio dell’auto per riflettere: le donne sono consapevoli che agire in un certo modo è sbagliato, controproducente, stupido, ma nonostante abbiano la certezza matematica di mettersi nei guai, non possono farne a meno. Forse è proprio vero: se la curiosità non fosse la caratteristica che più le distingue, non sarebbero donne, mi dico scendendo dall’auto.
Raggiungo l’ingresso dell’albergo, insieme al mio trolley e chiedo al concierge la chiave della mia stanza. Lui mi informa che è già impegnata dall’uomo di cui ho fornito i dati al momento della prenotazione. Sono eccitata.
Gli consegno i documenti, afferro il trolley e salgo le scale: secondo piano.
Sono davanti alla porta, fremo dalla voglia di stare nuda tra le braccia di Paolo, ma non posso continuare a rimandare: devo dirgli cosa sta succedendo.
Toc, toc, toc. Lui mi apre.
La stanza è illuminata da una decina di candele, ci sono petali di rosa ovunque e lui ha addosso solo un asciugamano stretto in vita — e cinquanta sfumature di grigio brizzolato bagnate.
“Mi avevi chiesto una sorpresa?” sussurra fissandomi.
Non so dire se sia l’asciugamano, i capelli bagnati o tutta la scenografia a farmi soffocare un gemito, ma di fronte a quelle fossette e a quel sorriso, vado in estasi.
E lì, mentre lascio cadere borsa e cappotto sul pavimento, chiudo la porta alle mie spalle e mi precipito sulle sue labbra, pensando che tutto il resto può attendere.

CINQUANTAQUATTRESIMO EPISODIO

Illustrazione: Valeria Terranova