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4 Apr

Vita da cani — e non è il film di Mario Monicelli

storie di ordinaria follia
storie di ordinaria follia
 
I
o e Furio siamo in casa da quasi un mese. Abbiamo deciso di rimanere a Viterbo per senso di responsabilità nei confronti delle nostre famiglie e vi dirò questa quarantena forzata non mi dispiace.

Finalmente sono riuscita a ritagliarmi del tempo per fare alcune cose che avevo messo in standby da tempo e poi con Furio è difficile annoiarsi: è un uomo pieno di risorse.
La clausura ha tirato fuori lo chef che è in lui e il fai-da-te lo tiene impegnato più del solito. L’unica a cui non è cambiato nulla è Frida, la nostra bimba pelosa, che in questo periodo sta approfittando della situazione: non le capita spesso di averci a portata di zampa 24 ore su 24.

È arrivata nelle nostre vite quasi otto anni fa, Frida è ufficialmente ‘razza fantasia’, ma ufficiosamente levriero di taglia media, una razza meglio conosciuta come “whippet”.
Quando la portai a casa, io e Furio stavamo insieme da qualche mese. Lui era a L’Aquila, impegnato nel restauro della prima chiesa dopo il terremoto, e io mi ero trasferita da qualche giorno nel nuovo appartamento. Ci vedevamo solo nel weekend e dovendo stare da sola, decisi che era giunto il momento di avere il cane tutto mio che avevo sempre desiderato. Trovai su Facebook l’annuncio di una cucciolata. Furio non era molto convinto, ma io ero determinata.
Arrivai all’appuntamento e mi misi a chiacchierare con il proprietario che mi raccontò di essere cittadino onorario di Ischia, l’isola di Antonio: era destino.
Mi mostrò le due cucciole che dormivano beate in una scatola di cartone imbottita. Quando avvicinai la mano, quella che sarebbe diventata la mia Frida iniziò a leccarla. Con il cuore colmo di emozione la presi in braccio e andammo a casa.
Chiamai Furio e gli dissi che avevo scelto una femminuccia, l’avrei chiamata Frida perché era nera e aveva la coda bianca simile a un pennello. Quando la vide, fu amore a prima vista.
Col passare del tempo, Frida cresceva e non sembrava un cane come gli altri. Somigliava a un fenicottero: corpo piccino, zampe lunghe.
Io e Furio decidemmo di fare delle ricerche su internet e andando a ritroso, trovammo un annuncio di un whippet maschio molto giovane che era scappato da casa. Dalla somiglianza della foto, capimmo che era il fuggiasco che aveva incontrato la mamma di Frida, anche il calcolo delle tempistiche combaciava.

I levrieri sono noti per la velocità e quindi si tende a pensare che siano cani bisognosi di grandi spazi e invece sono cani da divano. E a proposito di uscite, in vista delle nuove disposizioni, noi non rischiamo di trasgredire: dopo aver fatto ciò che deve, Frida fa dietro front e torna a casa. Passa dal divano, alla poltrona, dalla poltrona al divano. E come se non bastasse, dopo pranzo si accuccia sulla poltrona e dopo cena, quando ci mettiamo tutti sul divano, lei si siede accanto a me e inizia a fissarmi con sguardo severo e con sua zampetta mi fa capire che vuole essere coperta con il suo plaid preferito. La principessa non ama la luce artificiale e per sonnecchiare bene ha bisogno del buio.
Quando la rimproveriamo le ricordiamo che ci sono cagnolini che non sono altrettanto fortunati, si pente di aver commesso qualche marachella, ma suoi sensi di colpa durano poco.
In questo momento la invidio parecchio. Dorme tranquilla senza sapere cosa sta succedendo nel mondo. È proprio così che vorrei sentirmi e se questa è una vita da cani, ditemi dove firmare: nella prossima vita voglio essere il cane di casa mia.

Testo e illustrazione di Valeria Terranova