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5 Ago

In her shoes — e non è il film con Cameron Diaz

storie di ordinaria follia enrica alessi
storie di ordinaria follia enrica alessi
C
redo di aver capito che la moda non va solo guardata, ma soprattutto studiata, quel giorno in cui René Caovilla mi ha stretto la mano e io non sapevo che fosse lui.

Anzi, a essere sincera — e a costo di mettere a repentaglio la reputazione di esperta di moda che altri mi affibbiano — confesso di essere sempre stata convinta che René fosse una donna. Chissà, magari pensavo a Renee Zellweger.

Io e Giaco siamo a Milano, in Via Monte Napoleone, stiamo aspettando un taxi. Lui indossa una camicia bianca, un paio di jeans chiari e i mocassini di Louis Vuitton che gli ho regalato per il suo compleanno: che classe.

Io, invece, mi sono vestita lasciando a casa la sobrietà.

Ho una gonna rosa in cotone stretch di Moschino, abbinata al crop top della stessa stampa ‘Barbie’. La capsule è uscita ieri e ho anche la cover del telefono a forma di specchio: vista da fuori sembro più una Winx. Ma a smorzare i toni della mia mise pinkeggiante — che mai ripeterei — ci pensano gli accessori. La borsa è in pelle nera e, fatta eccezione per il logo bianco Moschino grande quanto la borsa, è sobria. Gli anfibi invece sono una vera opera d’arte. Anche loro sono in pelle nera, hanno una punta bellissima: né troppo tonda, né troppo quadrata. Sulla caviglia c’è una patta ricoperta di cristalli che si chiude sul lato con due cinturini. Sono grintosi e scintillanti. E lì, mentre li guardo con ammirazione, accertandomi di non aver perso nessun cristallo, mi sento osservata.

Ci sono due persone vicino a noi: uno è il sosia Zac Efron, l’altro sembra suo padre. Sono due signori distinti, vestiti in completo e cravatta, eppure stanno entrambi indicando i miei anfibi. E mi fanno addirittura un cenno di approvazione. Sono fiera del mio acquisto, così fiera che lo faccio notare anche a Giaco. “Hai visto che ho fatto bene a comprarli?”

“Sì ho visto.”

Lo dice in modo impassibile, ma solo per infastidirmi, odia darmi ragione.

Il taxi arriva, mi precipito per rivendicarne la precedenza e, una volta giunta vicino a loro, il ragazzo più giovane mi dice: “Complimenti per la scelta degli anfibi.”

Me lo deve dire lui? Mentre sto prendendo un taxi? So benissimo di aver fatto una scelta azzeccata.

“Sono di René Caovilla.” aggiungo prima di salire per avere l’ultima parola.

“Lo so, il signore è René Caovilla.” bisbiglia indicando l’uomo che gli sta accanto.

Potrebbe essere davvero suo padre. Non posso voltarmi, ma so che Giaco sta ridendo, immaginando la mia faccia basita.

“Ah! Tanto piacere.” esclamo stringendogli la mano. “Scusi, non l’avevo riconosciuta.”

Per forza, pensavo fosse una donna.

“Non si preoccupi. Quando verrà a Venezia, sarà mia ospite.” dice sorridendo.

Salgo sul taxi, chiudo la portiera, lo saluto con la mano dal finestrino.

“Hai sentito cosa ha detto?” balbetto incredula. “Ha detto che sarò sua ospite.”

“Amore: con quello che hai speso per le scarpe, era il minimo.”

Illustrazione: Valeria Terranova