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25 Lug

Mari del sud — e non è il film con Diego Abatantuono

storie di ordinaria follia
storie di ordinaria follia
 
D
opo mesi di astinenza ho ripreso a nuotare. Sto cercando di migliorare il fiato e già non è facile, ma come se non bastasse a me è toccato pure un bagnino cretino.

Una mattina gli chiedo i teli per occupare tre lettini, lui me li assegna e dopo averli stesi, mi assento per un’ora. Quando scendo con le bimbe, mi chiede di non arrabbiarmi perché i miei lettini li ha presi un altro.

Lì per lì, vorrei fargli due domande. La prima: sei scemo? La seconda: perché non ti sei battuto con la vita per tenermeli?

La risposta alla prima domanda è sicuramente un sì, quindi la seconda non ha senso di esistere.

Il bagnino cerca di porre rimedio alla sua inefficienza, assegnandoci una zona che definisce ‘l’angolo romantico’ — tra dieci minuti vorrei dirgli romantico una sxxa — e ci sistemiamo.

Carola va a fare il bagno con Emma, io continuo a leggere, fino a che non decido di raggiungerle per fare la mia nuotata.

Le bimbe stanno uscendo, le saluto.

Infilo le pinne, gli occhialini, la buona volontà e inizio a stile libero. Ne faccio dodici di fila senza morire, ma quando arrivo al bordo, Emma mi dice che Carola si è fatta male.

“Molto male? Ho fatto solo dodici vasche…” mormoro.

Una parte di me tenta di sdrammatizzare per alleggerire la preoccupazione che vedo nei suoi occhioni, ma so che Carola si è fatta male davvero. Mi tolgo le pinne, mi precipito fuori dalla piscina, giù per le scale. Verso l’angolo romantico di sto cxxxo e vedo Carola sul lettino che piange con un asciugamano arrotolato alla caviglia.

“Chi è stato a metterglielo?” chiedo disperata dopo averla raggiunta.

“Sono stata io: l’ho visto in Grey’s Anatomy. Serve per fermare l’emorragia.” risponde Emma.

Sto per svenire. “Come l’emorragia?”

“Mamma, sanguina, le ho messo un asciugamano.”

“Ha detto che le faceva schifo vedere la ferita.” precisa Carola.

“Com’è successo?”

Le loro spiegazioni sembrano quelle della figlia del conte Mascetti in Amici miei. Vorrà dire che scoprirò le dinamiche in seguito. “Okay, okay. Adesso fammi vedere cosa ti sei fatta…” dico nel tono più rassicurante possibile.

Afferro l’asciugamano e piano piano svelo gli effetti del suo stramazzo. Sto male.

E adesso? Cosa faccio? Ci vorranno dei punti, è sicuro. Non ho neanche la macchina. E poi sono arrabbiata: si è fatta male quando non c’ero.

Le bimbe sono spaventate, io anche di più, ma sono la mamma.

Il ‘Ti fa male?’ mi pare superfluo, vado oltre: “Carola, riesci a camminare?”

“Ci riesco.”

“Emma aiutala, io vado avanti e chiedo alle ragazze della reception di chiamare un dottore.”

“Mamma io punti non li metto, sappilo: preferisco tenermi la cicatrice!” protesta Carola salendo le scale.

La faccio sedere, le chiedo di guardare cosa si è fatta, cerco di farla ragionare: “Come posso non chiamare un dottore?”

“Va bene chiamalo, ma io i punti non li voglio mettere.”

Arriviamo a un accordo: ci andiamo e sentiamo cosa dice. Okay. Okay.

Usciamo dall’albergo, quando Andrea, il ragazzo gentile che sta in portineria, vede Carola zoppicare e si offre di chiamare l’ambulanza che sosta sul tornante sopra l’hotel.

“Mamma io non vengo, non me la sento.” sussurra Emma con lo sguardo impaurito. “Resto con Boy.”

Permesso accordato, ci mancherebbe. Le evito volentieri ciò che sta per succedere.

Dopo cinque minuti, Carola è sul lettino dell’ambulanza, le stanno mettendo i punti, ma sembra che stia per partorire.

“Datemi l’anestesia, vi prego, vi supplico! Mamma diglielo anche tu.”

Le viene fatta una piccola iniezione, ma lei continua a gridare, a tremare. La stringo a me e lì, mentre mi chiedo perché Giaco in questi momenti non c’è mai, il dottore ci dice che ha finito. Meno male.

Dopo sei giorni di antibiotico, dieci di fermenti lattici e altrettanti di astinenza da sole e bagni al mare, ieri Carola ha tolto i punti. Siamo andate dal dottor Boncore, che ha l’ambulatorio vicino all’Hotel Savoia. Una volta giunta sotto i ferri Carola non smette di ripetergli: “Faccia piano, per favore.”

Lui fa il possibile, anche se gli trema la mano e il suo telefono sta squillando da quattro minuti. La suoneria è la Quinta di Beethoven. Non può andare tutto liscio. Lo so. Sudo, mi faccio il segno della croce e Boncore conclude. Lo capisco dalla quantità di Betadine che mette sulla ferita che pare essersi rimarginata.

Butto gli occhi al cielo e lo ringrazio.

“Ora può fare il bagno?” gli chiedo.

“Tra un paio di giorni…”

“Tra un paio di giorni partiamo.” preciso.

“Allora che lo faccia, ma con il cerotto. E la sera, dopo aver medicato la ferita, lasciatelo scoperta. Che si asciuga.”

Ringraziamo, usciamo.

“Mamma, il nastro che mi ha messo non appiccica.” protesta Carola. “Mi entra la polvere, andiamo a comprare i cerotti.”

Quante volte ho detto che le mie figlie sono le mie badanti?

Tante. Ci sarà un perché.

“Giusto amore mio.”

Andiamo in farmacia e torniamo fiere in albergo. Lei ha il cerottino in ordine ed è felice.

Da Positano — per ora — è tutto.

Illustrazione: Valeria Terranova