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11 Feb

La porta comunicante

l'amore ai tempi supplementari enrica alessi

 

 

l'amore ai tempi supplementari enrica alessi

 

 

 

T

ra tutte le cose a cui poter pensare, la prima a mettere in moto le rotelle del mio cervello è la sua mise discutibile.
Maglione oversize di un marrone indefinito — simile a quello dei suoi capelli —cinturina in vinile rosso tendente al bordeaux, pantalone in velluto a costine verde bosco, stivaletto nero con zeppa e berretto di lana rosso. In pratica, è un elfo di Babbo Natale in versione Lego Friends: deprimente.
Questa ha tutta l’aria di essere un’improvvisata e dall’espressione di Davide non la definirei piacevole. Continua a guardarla in modo strano e non credo sia solo a causa dei vestiti.
A distrarmi dalle prime considerazioni, è il tintinnio prodotto dalle chiavi che il concierge ha appena adagiato sul piano della reception. Gli rivolgo un sorriso cordiale: forse è la mia occasione, forse dovrei afferrarle, fuggire nella mia stanza, fare i bagagli e andarmene, ma il cervello si è appena rimesso in moto per investirmi di domande.
Che ci fa lei qui? Che ci faccio io qui? Quanti punti di vista dovrei considerare per capire la natura di questa situazione imbarazzante? Troppi. E il solo di cui mi importa è quello di Sofia. lei è qui per imparare a sciare, non posso permettere che venga coinvolta.
La guardo, continua a giocare con la sua, Lol, non sembra essersi accorta di Andrea che sta alzandosi dal divano per raggiungerci. E mentre realizzo che tra pochi secondi saremo nel bel mezzo di una bufera, una ventata di aria gelida entra nella hall insieme a Olivia: il gatto delle nevi è venuto a salvarci.
Afferro le chiavi, la mano di Sofia e scarto Davide per precipitarmi verso di lei.
Mi consola vederla in tenuta da sci, anche lei, come me, deve essere appena rientrata dalle piste. A darmene conferma sono i bambini che entrano un secondo più tardi. Strano a dirsi, ma non sono mai stata così felice di vederli.
La raggiungo, la bacio, la abbraccio, ma per quanto tenti di fingermi a mio agio per non insospettire Sofia, i miei occhi dicono la verità.
“Che c’è? Sembra che tu abbia appena visto un fantasma…” mormora.
Vorrei complimentarmi per la sua brillante intuizione, ma Sofia è ancora salda alla mia mano, non posso spiegarle cosa sta succedendo, non adesso.
Lo sguardo di Olivia scavalca la mia sagoma e punta dritto al banco della reception, cerco di seguirlo, si acciglia, capisce.
“Bambini, venite qui.”
La frase che la sento pronunciare è la stessa di sempre, ma ha abbandonato il tono minaccioso a cui sono abituata, è più dolce, più calmo, sembra quello di chi cerca disperatamente un briciolo di complicità. I bambini si avvicinano, li saluto, Sofia si nasconde dietro di me.
“Tesoro: ti presento Carlotta e Giacomo.”
dico chinandomi verso di lei.
“Che bella la tua Lol, posso vederla?” chiede Carlotta.
“Guarda la mia Ferrari…” aggiunge Giacomo porgendogliela.
Sofia fa un sorrisetto, si stacca dalla mia mano e resta con loro.
Mi rialzo e i miei occhi tornano su quelli di Olivia.
“Ti prego: non dirmi che quella che ora sta parlando con lui è chi penso che sia…”
“Proprio lei.”
“Come diavolo si è vestita?” chiede con una punta di indignazione.
Nemmeno la conferma dello stile deludente di Andrea riesce a farmi sentire meglio. Difficile definire cosa bolle nella pentola a pressione che mi sembra di aver inghiottito e che sta per esplodere. Rabbia, delusione, un terribile senso di impotenza.
Ancora una volta, Mamma e Donna se la giocano a dadi: vince Mamma ed è lei che inizia a parlare:
“Non so perché sia qui, ma Davide non la stava aspettando e se è vero che lui vuole lasciarla, non ci vuole un genio per capire che sta per succedere un casino. Devi aiutarmi con Sofia.”
Lo dico tutto d’un fiato, ma a bassa voce per non farmi sentire dai bambini.
“Si stanno allontanando, lui ha preso le chiavi e lei lo segue… corri.”
“Che cosa?”
“Hai detto che le vostre camere sono comunicanti o sbaglio?”
“Non mi stai suggerendo di pedinarli e di origliare…”
“Certo!” mi interrompe. “Questa si presenta qui come se niente fosse, manda all’aria il nostro aperitivo e io non voglio restare a mani vuote: voglio sapere che cavolo sta succedendo.”
“E Sofia?”
“Sofia può restare con me.”
“Ma deve fare la doccia, lavarsi i capelli…”
E mentre cerco di tergiversare, nel tentativo di sottrarmi all’operazione di spionaggio che mi è appena stata assegnata, il marito di Olivia entra in albergo.
“Ciao Eva! Olivia mi ha detto che c’eri anche tu, come stai?” chiede abbracciandomi.
Il boss lo interrompe: “tesoro, Eva è un po’ di fretta, vado un secondo in camera con lei a prendere un paio di cose, puoi guardare i bambini?”
“Certo…” mormora.
“Poi ti spiego…” bisbiglia.
Non so cosa abbia appena partorito la sua mente, ma sento che non posso fare altro che fidarmi. Sono troppo confusa per studiare un piano tutto mio.
Mi prende a braccetto, non mi lascia nemmeno il tempo di salutare mia figlia e mi conduce verso l’ascensore. Spinge il pulsante per chiamarlo e inizia a parlare. “Ascolta, mi serve un cambio d’abito per Sofia, mutandine, canottiera, calze, shampoo, balsamo… la preparo io per stasera, okay?”
Registro le sue richieste, annuisco.
L’ascensore arriva al piano terra, le porte si aprono e noi entriamo. Spingo il pulsante del secondo piano e mentre le porte si chiudono, Olivia procede a illustrarmi il copione che ha in testa.
“Sarai sola in quella stanza, non ci sarà nessuno a disturbarti, prendi un bicchiere dal frigo bar — meglio se in vetro, meglio ancora se da birra — posiziona la parte aperta sul muro e l’altra vicino all’orecchio: non ti perderai una virgola.”
Mi verrebbe da chiederle se in una vita precedente abbia lavorato per i Servizi Segreti, ma l’ascensore è già arrivato al piano. Mettiamo il naso fuori e controlliamo il corridoio: libero. Ci affrettiamo a uscire e arriviamo nella mia stanza.
Apro la porta e Olivia mi corre in contro scodinzolando.
“Anche lei deve fare pipì…” dico disperata.
“Ci penso io, la prendo io: mi aiuterà a tenere occupati i bambini.”
“Giusto, okay.” mormoro cercando di mantenere la calma.
Olivia mette il suo indice vicino al naso, mi fa cenno di tacere.
“Senti… hanno già cominciato… Dio cosa darei per origliare al posto tuo…”
E io cosa darei per cederglielo. Mi affretto a recuperare il cambio di Sofia, metto il guinzaglio al cane e le consegno il pacchetto per la sua missione.
“E stasera?” chiedo a bassa voce mentre apro la porta lentamente.
“Prenoto un ristorante: è meglio che rimaniate con noi, e a cena decideremo le prossime mosse. Ti aspetto alle otto nella hall. Buona fortuna.”
Olivia se ne va e io resto sola.
Ora inizio a capire James Bond.
Quel ‘mai dire mai’ non può essere solo il titolo di un film, forse anche lui non aveva preventivato di diventare un agente segreto, ma la vita è imprevedibile e anche se lo spionaggio non fa parte del mio stile, ci sono momenti in cui è impossibile sottrarsi al proprio destino.
Ho messo in panchina il mio ragazzo e lei si presenta qui, bella come il sole, senza pensare a come potrebbe prenderla Sofia…. e se anche lei non si aspettasse di vedermi? E se Davide non avesse alcuna intenzione di lasciarla? Se fosse solo un doppiogiochista?
Mi serve un bicchiere.
Apro lo sportellino del frigo bar, ne scelgo uno di vetro dalla forma allungata e mi dirigo verso la parete da cui sento provenire il suono delle loro voci.
Piazzo il bicchiere come una carica esplosiva e avvicino l’orecchio: sono in onda.
La conversazione è già iniziata, ma i toni sembrano già molto accesi.
“Quante storie per un’improvvisata! Credevo che ti avrebbe fatto piacere vedermi, specie dopo quello che è successo…”
“Hai sbagliato il luogo e anche il momento.”
“Non ti ho avvisato, è vero, ma dovevo vederti… anche Sofia sarà felice…”
La mia mano si stringe in un pugno e se avessi di fronte Andrea, non escludo che potrei tirargliene uno.
“Anche Eva…” dice lui in tono provocatorio.
Il pugno si rilassa, sento le mie sopracciglia sollevarsi per la sorpresa: sta prendendo le mie difese?
“E a me non ci pensi? Come credi che mi sia sentita a trovarla qui con te? Pensavo che fosse una vacanza padre-figlia, non immaginavo di trovarvi tutti insieme a giocare alla famigliola felice!”
“Taci!”
Sembra furioso.
Ti voglio fuori dalla mia vita.”
Davide pronuncia quelle parole quasi urlando: rimango a bocca aperta.
Vuole davvero lasciarla per me? Vuole davvero rimettere insieme la sua famiglia?
Non avevo considerato la possibilità che fosse sincero. E seppure non sia disposta a tornare sui miei passi e a considerare un riavvicinamento, la sua frase è riuscita a spiazzarmi.
“Non stai dicendo sul serio…”
“E invece sono serissimo: prendi le tue cose e vattene.”
È decisamente furioso.
“Credi di poter venire qui come se niente fosse, senza considerare il peso delle tue azioni, con la presunzione che io possa dimenticare tutto e perdonarti?”
Perdonarti? Cosa deve farsi perdonare Andrea?
“Anche io ti ho perdonato… tu potresti fare lo stesso…”
E lei che cosa gli ha perdonato?
“Sei ridicola!”
“Ridicola? Io sarei ridicola?”
“Sei ridicola! Come puoi paragonare il tuo gesto al mio?”
Di cosa stanno parlando? Quale pezzo mi sono persa?
“Anche tu mi hai tradito!” ribatte lei.
La mia bocca è spalancata, i miei occhi strabuzzano, anche le mie orecchie faticano a credere ciò che hanno appena sentito. E il cuore sta palpitando così forte da darmi la sensazione di voler schizzare fuori dal petto.
“Uscivamo solo da un paio di settimane, non sapevo che tra noi sarebbe diventata una cosa seria. Quella è stata solo una storia di sesso.”
Di quale storia sta parlando?
“Ma è andata avanti per un mese, la mia è stata solo una notte!”
Il silenzio sembra aver preso la parola, nessuno dei due apre bocca, e anche io, che sono dall’altra parte del muro, sono senza parole.
“Ho lasciato mia moglie per te, ero innamorato di te, mi avevi ridato il sorriso, la voglia di vivere, volevo una famiglia con te…”
Questa parte, invece, mi arriva dritta nello stomaco come una pugnalata.
“Ho sbagliato, lo so… ma devi perdonarmi…”
La sento singhiozzare, anche io sento un nodo di lacrime che mi stringe la gola. Sento la rabbia, la delusione.
La voglia di piangere si mescola a quella insana di aprire la porta comunicante per entrare nella discussione e dire almeno come la penso, ma non ci riesco.
Non so nemmeno dire di che natura sia la forza che mi tiene incollata a quel bicchiere. E nonostante il mio buon senso e la mia dignità continuino a implorarmi di smettere, ora che ho capito la ragione subdola per cui Davide ha tentato disperatamente di riconquistarmi, mi costringo a restare.
“È stata solo una notte…” mormora.
“Ti ho detto di andartene.”
“Quindi finisce così?”
“Non doveva nemmeno cominciare.”
Ancora il silenzio. La porta si apre, sbatte.
Il mio orecchio si stacca dal bicchiere, mi cade dalle mani e si frantuma sul pavimento.
“Eva sei lì?” grida Davide.
Mi ha scoperto. Sa che sono qui.
Andrea se n’è già andata, ma l’occasione che avrei voluto cogliere poco fa, quella che mi consentirebbe di dire cosa penso di lui sembra che sia arrivata proprio adesso e non posso perderla.
Mi volto verso il comodino, vedo le chiavi della porta comunicante che mi ero fatta consegnare, pensando che non si sarebbe aperta mai più e invece sono io a infilarle nella serratura, sono io ad afferrare la maniglia, sono io che entro nella sua stanza senza chiedere permesso.
Me lo trovo di fronte: la sua faccia è basita. Difficile stabilire se sia solo la mia presenza o l’indignazione che sento tatuata sul viso a sorprenderlo, ma di fatto, non spiccica parola. Comincio io.
“Mi fai schifo.”
“Hai origliato?”
La sua domanda vorrebbe farmi sentire in colpa? Io dovrei sentirmi in colpa?
Non so neppure da dove cominciare, sono così arrabbiata che fatico a formulare un discorso. E forse non serve: che bisogno c’è di esprimere un concetto, quando basta l’elenco di parole che mi vengono per descrivere l’idea che ho di lui?
“Sei un bugiardo, un manipolatore, uno traditore…”
“Lasciami spiegare, ti prego…” mi interrompe.
“Che cosa? Che sei tornato da me perché lei ti ha tradito? O vuoi spiegarmi che Andrea non è stata la sola con cui tu hai tradito me, quando eri ancora mio marito?”
“È stato solo sesso!” grida.
“E credi che ora mi importi?”
“Eva, ascoltami…”
Si avvicina, fa per sfiorarmi, lo schivo disgustata.
“L’ho lasciata…” aggiunge timidamente.
“Deve esserti costato parecchio: lei ti ha ridato il sorriso, ti ha ridato la vita, volevi una famiglia con lei.”
Non riesco nemmeno a piangere, la repulsione che provo per lui sovrasta ogni tipo di emozione.
“L’ho lasciata per te…”
Scoppio a ridere.
“L’hai lasciata per te stesso, solo per te stesso. Difficile perdonare, eh? Difficile reggere l’umiliazione? Ora sai come mi sono sentita…”
Lo vedo chinare il capo, lo scuote quasi stesse cercando la combinazione di parole efficaci con cui riscattarsi, ma è impossibile.
“Dov’è Sofia?”
“Quanta premura! E che tempismo…” dico in tono provocatorio. “È con Olivia, volevo tenerla fuori da questa storia.”
“Grazie.”
“Domattina parto.” aggiungo.
“Domani è capodanno, Sofia vorrà rimanere.” dice in tono dimesso.
“Sofia resterà, sono io che me ne vado.” preciso. “Ma non preoccuparti, prima di partire, spiegherò a nostra figlia come stanno le cose: non ti permetterò più di farle credere che i suoi genitori abbiano ancora una speranza.”
Gli occhi di Davide sono quelli di chi si è appena rassegnato e quasi mi dispiace ammetterlo: ma sento un brivido di piacere nel vederlo ferito.
“Stasera esco a cena con Olivia e i bambini, non sei invitato. Ci vediamo a colazione.” dico mentre sto per andarmene. Ma lui mi afferra il braccio.
La tentazione di colpirlo è quasi irrefrenabile, ma fisso la sua bocca che si apre per parlare e lo lascio continuare.
“Eva… ascoltami, so di essere stato la tua delusione più grande, ma posso cambiare, voglio cambiare…”
“Sai cosa penso?”
Il tono speranzoso con cui ho cominciato, deve averlo messo sull’attenti.
“Farò tutto ciò che vuoi…” sussurra.
“Davvero? E allora vai al diavolo e lasciami in pace.”
Mi libero dalla sua stretta e sbatto la porta.
E ora che i cocci sono rotti, c’è bisogno di qualcuno che li raccolga: chiamo la governante.

Dopo la cena con Olivia, dopo il riassunto dettagliato dell’ultimo round che mi ha messo al tappeto, io, Sofia e ‘Olivia Quattro Zampe’ entriamo in camera. Lei non riesce a smettere di ridere e contagia anche a me.
Guardo quella creatura innocente che saltella sul letto, ignara della sua acconciatura, e provo pena per lei.
“A chi è venuto in mente di conciaria così?” chiedo a Sofia.
Ho la faccia divertita, ma la situazione è grave.
“Allora, io e Giacomo stavamo colorando, quando Carlotta ci dice che sua mamma ha dei colori speciali, che tutto il suo astuccio è speciale. Volevamo vederlo…”
Il racconto comincia a prendermi.
“Carlotta corre a prenderlo, lo apre e troviamo Jumbo.”
“Cos’è Jumbo?” dico sforzandomi di non ridere.
“Un pennarello grande, nero, delebile.”
Forse voleva dire indelebile.
“E Giacomo dice: “perché non facciamo il chihuahua a righe?” Carlotta sghignazza.”
“E tu non hai fatto niente per difenderla?”
“Ma guarda com’è carina? Olivia sei bellissima, non ascoltare la mamma.” conclude schioccandole un bacio.
Guardo Olivia: sembra la versione canina di Cristiano Malgioglio — con i colori invertiti.
La parte centrale del suo cranio è totalmente dipinta di nero e sparata in alto con una cosa attaccaticcia, che mi auguro sia colla.
“Ti sei divertita stasera?” le chiedo.
“Sì, tanto.”
Mi siedo vicino a lei, devo dirle che domani parto.
“Amore, domani devo tornare a casa. Mi sono ricordata che devo finire delle cose di lavoro e mi serve l’astuccio magico.”
“E poi torni?
“Ti aspetto a casa: torni dopodomani…”
“È vero! E papà?”
In che senso papà?
La mia espressione perplessa le suggerisce di chiarire la domanda.
“Papà poi torna a vivere con noi?”
Paolo aveva ragione: questa situazione non ha fatto altro che creare false aspettative.
“Io e papà siamo venuti qui insieme, perché volevamo vederti imparare a sciare. E tutte le volte che farai delle cose importanti, noi ci saremo.”
Mi fermo un momento, continuo a guardarla per assicurarmi che non smetta di ascoltarmi. Accarezza Olivia, ma i suoi occhioni mi fissano. Ci siamo.
“Non torneremo a casa tutti insieme, ma ci vogliamo bene, ce ne vorremo sempre.
Tu sei la nostra principessa e faremo ogni cosa per renderti felice.”
Sofia sorride, mi stringe, Olivia si unisce all’abbraccio.
“Forza, corri a lavarti i denti! Domattina hai un’altra giornata sugli sci.”
La mia piccola scende dal letto, mi dà un bacio e corre in bagno. Improvvisamente sento il cuore più leggero. Guardo la porta comunicante che sta vicino al letto e penso che non sia lì per caso: rappresenta il mio stato d’animo e so che ora l’ho chiusa per sempre.
Mi sfugge un sorriso, penso a quello di Paolo, mi alzo dal letto e inizio a fare la valigia.

 

QUARANTUNESIMO EPISODIO

Illustrazione: Valeria Terranova