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5 Giu

Dog days…e non è il film con Nina Dobrev

enrica alessi storie di ordinaria follia

enrica alessi storie di ordinaria follia

 

 

L

a domenica è fatta per riposarsi, godersi una cena tra amici nella quiete della campagna, in una calda serata di primavera.
La casa della mia amica Giulia, che io chiamo Lilla, è incantevole, un piccolo paradiso poco fuori le mura cittadine. In questa atmosfera il cibo e le chiacchiere sono ingredienti fondamentali per chiudere in bellezza la settimana e anche Ringhio ha bisogno di ricaricare le batterie.
Ma a interrompere quella quiete è una telefonata che ci catapulta in una situazione per cui difficilmente si è preparati.
La zia della nostra amica, che abita nella casa accanto, ci informa di aver trovato un cagnolino incastrato in un cespuglio di rovi. Giulia ne ha già salvati tre nella zona, che ora vivono con lei, e anche questo ha tutta l’aria di essere un abbandono.
Ci precipitiamo fuori di casa, prendiamo il viottolo e raggiungiamo il cespuglio.
Riusciamo a liberare quella piccola palla di pelo e iniziamo con giri infiniti di telefonate.
Il cane, a cui ho dato temporaneamente il nome ‘Gioia mia’ — visto il numero di volte con cui mi sono rivolta a lui chiamandolo in questo modo — è un maltese, ha ancora il collare, non vede ed è ridotto pelle e ossa.
Non oso chiedermi da quanti giorni sia per strada, senza cibo, senza acqua, sotto la pioggia incessante dell’ultima settimana.
Lo abbiamo rifocillato con acqua, riso e bocconcini, cercando, nel frattempo, qualcuno che possa fornirgli le prime cure, ma non è facile trovare qualcuno, vista l’ora tarda. Continuo ad accarezzarlo, pensando che se nessuno dovesse farsi avanti per occuparsene, io, Antonio e Frida potremmo essere la sua nuova famiglia.
Il solo che risponde alle richieste di aiuto, è il nostro veterinario: si rende disponibile a visitarlo immediatamente.
Prendo in braccio il piccolino, saliamo in auto e ci mettiamo in marcia verso l’ambulatorio.
Scopriamo che il maltese è anziano, può avere dodici, forse quindici anni, è cieco, sordo e non ha più i dentini. Qualcuno lo ha amato per tanto tempo, eppure ha avuto il coraggio di liberarsene.
Ora ‘Gioia mia’ è in ottime mani, ma penso continuamente a Gandhi che diceva che la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui si trattano gli animali, ma purtroppo, leggendo tutti gli annunci e le notizie di abbandono che si rincorrono su qualsiasi bacheca e sito, non possiamo ritenerci una nazione progredita e socialmente e culturalmente elevata.
E mi viene da chiedermi se lo saremo mai.

 

Illustrazione: Valeria Terranova