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14 Mag

Fase rivincita

enrica alessi romanzo a episodi l'amore ai tempi supplementari

Enrica Alessi romanzo a episodi L'amore Ai Tempi Supplementari

S

arà colpa di tutti i caffè che ho bevuto, ma questa sembra la notte prima degli esami: non riesco a dormire. Eppure ho studiato. Nella mia testa c’è addirittura uno schema preciso — tipo orario scolastico — in cui sono segnati giorni e orari delle attività extra scolastiche di Sofia. E mi sembra già di vedere i suoi cambi d’abito appesi nell’armadio, avvolti in un cellophane e con l’etichetta del giorno in cui indossarli. Ma organizzare è sempre stata la mia specialità, delegare, invece, mi viene malissimo. Se decidessi di partire, dovrei chiedere a Davide di aiutarmi — e a mia suocera di fare da supervisore — non è mai successo fino a oggi, ho sempre pensato io a Sofia. Eppure, avrei bisogno di un viaggio, di staccare da tutto, di vedere le cose da una latitudine diversa: sotto un sole caldo, in riva al mare, con Michele e un Vodka Tonic. Per la prima volta, rifletto sul ruolo di mamma in modo diverso: è una vita che non mi prendo una vacanza, ed è come se fossi tenuta a giustificare la mia assenza da casa, con il mondo intero. La separazione dovrebbe essere una valida motivazione per convincermi a partire, e invece, mi frena. Forse, l’unica approvazione che sto cercando è la mia. La verità è che ho paura. Ho paura che Andrea e Sofia si conoscano. E ho paura che possano piacersi. Non sono pronta. Michele ha ragione: succederà e io saprò gestire anche questo, ma ci vuole coraggio per voltare pagina, e io sto di nuovo fuggendo dalla realtà. Se l’amore avesse un interruttore sarebbe funzionale al 100% e invece, i sentimenti non si spengono a comando. Lo amo ancora, nonostante tutto, e non riesco a dire addio a ciò che è stato, ma se voglio cambiare, devo lasciare andare ciò che ero e decidere chi voglio essere. Olivia mi direbbe di partire, ne sono certa, quindi? Devo ancora pensarci?

Ci ho pensato tutto il weekend e anche se il pensiero di discutere i dettagli della mia imminente partenza con il mio ex marito mi manda in fibrillazione, parto e non vedo l’ora. Michele è euforico. Ieri sera abbiamo festeggiato, mi ha portata a teatro a vedere il musical di ‘Priscilla La Regina Del Deserto’. Abbiamo cenato in piedi, con un panino, ed è stato fantastico. Me ne sono andata facendogli una promessa: questo viaggio è simbolico, sarà un nuovo inizio. Devo accettare che il mio matrimonio è finito, e se voglio cambiare la mia vita, anche io devo cambiare. L’auto si ferma davanti a casa, e già mi sento un’altra. Mi sembra pure di parcheggiare in modo diverso. Peggio, aggiungerei, a giudicare dal rumore del paraurti che colpisce il cancello semi aperto: dannati sensori. Se avessi saputo che il suo destino era segnato, avrei preferito frantumarlo contro la moto di Davide: mi avrebbe dato più soddisfazione, e invece è andata male. Tra due ore, saranno qui, al paraurti penserò domani. Entro in casa, sistemo i bagagli e mi butto sotto la doccia. La schiuma di shampoo che mi lievita in testa fa lo stesso effetto ai miei pensieri. Sofia mi manca, non vedo l’ora di vederla, di ascoltare i suoi racconti, e anche io dovrò parlarle della mia partenza. Come la prenderà? E mentre immagino un paio di possibili reazioni, suonano alla porta. Chi è? Mi sciacquo velocemente, infilo l’accappatoio, il turbante e raggiungo la porta. Il campanello suona ancora, e dalla telecamera del citofono, vedo Davide e Sofia: sono in anticipo. Apro e li faccio entrare.
“Amore mio!” esclamo di gioia.
“Mamma! È stato bellissimo.” dice abbracciandomi. “Ti abbiamo comprato un regalo, sai?”
“Davvero?”
“Sì, ora apro la valigia e lo cerco.”
Il suo entusiasmo è incontenibile, la vedo correre nella sua stanza con il trolley e io resto sola con Davide.
“Ciao.” mi dice. “Ci siamo divertiti un sacco.”
“Lo vedo: Sofia è felicissima.”
“E tu? Come stai?”
Strano sentirglielo chiedere, non credo che gli importi davvero, e odio quel tono di commiserazione nella sua voce.
“Bene, grazie. Devo parlarti di una cosa.”
Dico mentre lo invito a seguirmi in salotto. Davide si toglie la giacca, lasciandola sulla solita sedia. Fingo di non notarlo, ma mi è mancato quel gesto. Si siede sulla sua poltrona, appoggia la caviglia destra sul ginocchio sinistro e i gomiti sui braccioli, come sempre, e io, comincio a parlare:
“Devo partire.”
Il suo sguardo si accende.
“Per dove?”
La sua curiosità mi spiazza, e sento un piccolo brivido di piacere, al pensiero che questa informazione non gli è più dovuta.
“Parto tra una settimana. Farò in modo di agevolarti nel gestire Sofia con i suoi impegni post-scuola, chiederò una mano a tua madre. Sono solo pochi giorni, te la senti?”
“Certo che me la sento, ma dove stai andando?”
“Mamma, eccolo!” ci interrompe Sofia.
La mia piccola tiene in mano una scatolina con tutti i personaggi Disney, me la porge e la apro.
“Una tazza di Biancaneve! È bellissima, grazie.” dico eccitata.
“Andrea mi ha aiutato a sceglierla.”
La sua frase rimbalza come un proiettile per tutta la stanza, e finisce per perforarmi il cuore.
“Mi piace moltissimo.” dico sorridendo.
L’euforia si sgonfia per fare spazio alla collera, ma non posso arrabbiarmi davanti a lei.
“Tesoro, che ne dici di fare una doccia e di mettere il pigiamino?”
“Papà, tu rimani?”
Tuo padre non andrà da nessuna parte, posso garantirtelo.
“Papà rimane un altro po’, vai pure.”
“Okay.” dice soddisfatta.
Gli dà un bacio e si allontana. Sento la porta del bagno chiudersi, e io non so da dove cominciare. Lui mi precede:
“Posso spiegarti…”
“Che cosa? Ti avevo espressamente chiesto di non farla avvicinare a mia figlia, e tu, non solo non hai rispettato i patti, hai addirittura cercato di nasconderlo.”
“Non me ne hai dato il tempo.”
“Sì invece. Sei venuto a prendere Sofia da solo, dov’era lei? Chiusa in macchina? O vi stava aspettando all’aeroporto?”
“Se ti avessi detto che c’era anche Andrea, avresti mandato a monte la gita di Sofia.”
“Puoi dirlo forte. Qui non si parla più di noi due, per quanto mi riguarda sei libero di fare ciò che vuoi, ma non ti permetto di prendere decisioni che riguardano mia figlia, senza prima chiedermi il permesso.” dico furiosa.
“Quanto la fai lunga, sarebbe successo prima o poi.”
“Già, ma avresti dovuto dirmelo. E invece, vedo che continui a essere quello che vive di sotterfugi, che non ha nemmeno il coraggio di prendersi la responsabilità delle sue azioni.”
“Mi sembra che tu stia esagerando.”
È evidente che anche sulla parola ‘esagerando’ abbiamo punti di vista differenti.
“Non vedo cosa cambia. Sì, avrei potuto dirtelo prima di partire, ma…”
“Ma sei un codardo. Anche questa volta, hai preferito che fossi io a scoprire ciò che non hai il coraggio di confessare.”
Non avrei potuto concludere la sua frase in modo migliore. Sono furiosa. E sono stanca, stanca di subire le sue azioni. Forse non posso calcolarle con anticipo, ma ora è tempo che sia io a destabilizzarlo. La sua Lego Friend è importante? E allora vediamo come se la cava con Sofia. Facciamole assaggiare un po’ di vita di coppia con figli. Davide tiene lo sguardo fisso verso il basso, non dice una parola: l’ho colpito sul vivo, e questo è solo l’inizio. Mi sembra quasi di sentire un fuoco che brucia nel mio petto, e mi piace. Questa fase credo che la battezzerò ‘rivincita.’
“È chiaro che la storia tra te e Andrea sia una cosa seria, quindi, se davvero è importante, credo che il tuo desiderio di far conoscere nostra figlia alla tua compagna sia lecito.”
Se Michele sentisse le parole che ho appena pronunciato, avrebbe la stessa espressione di meraviglia che è stampata sulla faccia di Davide. Sto giocando duro, lo so, ma non c’è più spazio per le mezze misure.
“Sei seria?”
“Mai stata più seria. Ti chiedo solo di farmelo sapere: anche questo è lecito.”
“Okay…”
È disorientato, confuso. So cosa sta pensando, lo conosco troppo bene: si sta chiedendo dove sia la fregatura, ma sa anche che la donna che ha di fronte non sarebbe capace di fargli alcun male. Lasciamoglielo credere, c’è ancora un po’ di posto in freezer: è lì che si conserva la vendetta.
“E il tuo viaggio?” mi chiede.
Bella domanda, ma ora non capisco se la sta facendo per cambiare discorso, o perché è davvero curioso di sapere.
“È una gita di mamme?”
E con questa, invece, è chiaro cosa rappresento per lui: una mamma, i cui interessi sono solo all’interno della scuola. Non ha capito di cosa sono capace: la brava ragazza sta uscendo di scena. Ed entra una nuova Eva con una fragorosa risata. — L’ interpretazione è perfetta.
“Già, io non sono altro che questo…”
“Non lo stavo insinuando.”
“No? A me sembrava proprio di sì, invece.”
“Ti dico di no, era solo una domanda per fare conversazione.”
“No, non è una gita di mamme, e poi, sei l’ultimo a cui devo informazioni dettagliate sul mio conto.”
“Sei comunque la madre di mia figlia: a lei devi rendere conto.”
“Certo, a lei lo dirò. Ma raccontami della gita.” dico cambiando discorso in tono spiritoso.
“Non vuoi sentirlo dalla tua dolce bambina, che non vedi da due giorni?”
La prenderei a calci la sua ironia.
“No. Preferirei sentirlo da te.”
Davide sorride. È incredibile: in questa nebbia di odio profondo, qualche volta, mi sembra di scorgere, in lontananza, due occhi di cioccolato.
“Io ti ho fatto la domanda per primo: dove vai?”
Mi sta provocando, e sta usando il suo charme. Non farti fregare Eva, non farti fregare. Rimani concentrata. Qui deve essere un ‘ciak, buona la prima’.
“Vado a Miami.”
“A Miami?”
Sì, perché? Credevi che avrei trascorso il resto della mia vita qui, a casa, a leccarmi le ferite? Ad aspettarti? Ho già perso troppi treni, e adesso è il momento dell’aereo.
“È così strano?”
“È solo che non me lo aspettavo.”
Anche io sono capace di fare qualche sorpresa.
“E con chi?” insiste.
Il mio cuore batte a mille.
“Ho conosciuto un ragazzo, ci vado con lui.”
“Ah. Splendido.”
Sulla sua faccia, non leggo scritta la stessa parola, ma ora che ho inventato questa bugia enorme, devo continuare:
“Mi piace. Ma non sono sicura che sia una cosa seria, non ancora… quindi vorrei che Sofia non lo sapesse.”
“Okay… e cosa le dirai?”
Mi sento messa alla prova: ma non capisco se le sue domande siano da genitore, o da Investigatopo.
“Le dirò che Michele mi ha fatto il regalo di Natale in anticipo.”
“Chi ha detto Natale?”
Sofia spunta in salotto con il suo mini accappatoio rosa. Gli occhi le brillano.
“Davvero! Ho sentito la parola Natale.”
“Sì, ecco… Ti ricordi di Michele?” le chiedo voltandomi verso di lei.
“Il tuo amico bellissimo?”
“Sì.”
“Quello che adora le tue scarpe…”
“Proprio lui. Bravissima.” dico mentre mi sfugge una risata.
Poi è Davide ad andare avanti:
“Michele ha fatto un regalo alla mamma: una piccola vacanza, sai ne ha bisogno…”
Stento a credere alle mie orecchie.
“Parte tra una settimana e starà via solo qualche giorno…”
Se si sta allenando per le selezioni di padre dell’anno: potrebbe vincere.
“Ma la tua cameretta è quasi pronta.”
Il mio sorriso si increspa.
“E tu starai nella tua nuova casa, con me e Andrea.”
E i miei occhi lo fulminano. Il suo sguardo di sfida non lascia spazio a equivoci: questa è guerra. Sofia corre ad abbracciarlo.
“Per te va bene mamma?”
La domanda che mai avrei voluto sentire.
“Certo tesoro.” dico sforzandomi di sorridere.
“Sai che io e Andrea pensavamo di regalarti un gattino per Natale?” rincara lui, guardandomi divertito. Questo, invece, è il Davide di oggi: devo distruggerlo.
“Amore, papà continua a farti sorprese! Non è fantastico?”
“Papà, hai realizzato il sogno della mia vita: ho sempre desiderato un gattino!” dice entusiasta. Ma io so che non è vero: lei ha sempre desiderato un Chiwawa, ma non ha mai osato chiederlo.
“Sofia, ma non era il Chiwawa il tuo preferito?”
“Mamma, quello sarebbe un miracolo.”
E io posso dartelo.
“Arriverà la prossima settimana!” dico alzandomi dal divano.
Mi abbasso e apro le braccia: Sofia sta correndo verso di me.
“Mamma! Sei la mamma migliore del mondo!”
E non hai ancora visto niente.
“C’è un’altra cosa…”
“Cosa, cosa?”
“Questo lo dico solo a te, in un orecchio.”
Davide sta dietro le sue spalle, tengo gli occhi su di lui, poi mi avvicino all’orecchio di Sofia e bisbiglio, ma solo per finta. Voglio che anche lui mi senta:
“Sto organizzando una festa a tema per il tuo cucciolo.”
“Papà hai sentito?”
“Sì tesoro, ho sentito.” dice tentando di nascondere lo smacco dietro un sorriso. Non avrebbe dovuto dichiararmi guerra.
“E adesso mamma, fila ad asciugarti i capelli.” ordina Sofia divertita.
Il fatto che si preoccupi per la mia cervicale, un po’ mi commuove.
“Ora vado, saluta papà: sta andando via.”
O almeno spero.

DODICESIMO EPISODIO

Illustrazione: Valeria Terranova