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5 Feb

Crisi ad alta quota

l'amore ai tempi supplementari enrica alessi

 

 

l'amore ai tempi supplementari enrica alessi

 

 

I

n una parola: una visione.
Olivia, la donna in carriera che sforna perle di saggezza a sostegno del popolo femminile è lì: davanti ai miei occhi.
Sembra che l’abbia mandata il cielo e che gli angeli del paradiso le abbiano suggerito un piumino goffrato rosa pastello, una borsa di Chanel color panna e un paio di moonboot dello stesso tono della giacca. Le manca giusto l’aureola.
Abbandono Davide alla reception e mi dirigo verso di lei tenendo Sofia per mano.
“Olivia!”
Lei si volta, mi abbraccia.
“Ciao! Ma che ci fai qui?”
Lascia perdere.
“Quando sei arrivata?”
“Proprio adesso.”
“Mamma è lei il tuo capo?”
Olivia rimane sorpresa da tanta loquacità, si china verso di lei e le accarezza il viso.
“Sì… e tu devi essere Sofia!”
Lei annuisce timidamente.
“E questo chi è?” chiede indicando il cucciolo che mia figlia tiene in braccio.
Realizzo solo in quel momento di non averle confessato quel piccolo dettaglio riguardo alla loro omonimia.
“Lei è Olivia.” dice Sofia gongolando.
Il boss ha un’espressione perplessa traducibile in: ‘ha dato il mio nome al cane?” Difficile stabilire se le piaccia oppure no.
“Sono lusingata tesoro!”
È radiosa quando sorride ed è feroce quando è arrabbiata, tipo adesso: i suoi bambini hanno appena fatto cadere una lattina di Fanta sul tappeto della hall. Mi conforta sapere che non è stato il mio cane ad annaffiarlo per primo.
“Ragazzi, venite qui, subito!”
Le piccole pesti vengono verso di noi, Sofia stringe al petto il suo raro esemplare di chihuahua biondo a pelo lungo e capisce al volo che è meglio svignarsela: gira i tacchi e torna da suo padre.
Olivia rimprovera i bambini e ordina loro di aspettarla su uno dei divani della reception, poi il suo sguardo si rilassa e torna su di me.
“Che ci fai qui?” sussurra.
Noto che tiene sottocchio Davide: è evidente che la domanda sembra lasciata a metà.
“Credo che avrò bisogno di un’oretta per spiegarti tutto.”
Olivia controlla i ragazzi: sono ancora dove li ha lasciati, si avvicina al mio orecchio e sussurra: “sistema i bagagli, ti aspetto qui tra venti minuti.”
Ci stiamo dando un’appuntamento segreto?
“Non posso mollarli così…” mormoro.
“Di’ loro che dobbiamo parlare di lavoro.”
Suona più come un ordine che come un suggerimento. Capito.
“Ci vediamo qui tra venti minuti.”

Ci hanno assegnato le stanze: due suite per essere esatti.
Varco la soglia della mia: l’atmosfera è molto accogliente. Il pavimento è in legno ed è arredata con mobili eleganti. La zona giorno ha una parete semicircolare, le cui finestre si affacciano sulle Dolomiti, un salottino, una stufa tipica in maiolica e un balconcino. La stanza da letto è una favola: ci sono un lettone king-size, su cui giace disteso un piumino soffice di colore rosa in tessuto broccato, una scrivania con specchiera e un’ampia cabina armadio. Peccato che la selezione ristretta di abiti che mi ha seguito non le renderà giustizia. Anche il bagno è grande: ha un doppio lavabo, una vasca idromassaggio, una cabina doccia e tutto il necessario per accedere alla zona wellness, accappatoio e ciabattine compresi.
Sofia sembra essere entusiasta della stanza che dividerà con me, si siede alla scrivania, finge di telefonare per prenotare un massaggio, poi si tuffa sul letto con Olivia. Io invece devo sbrigarmi: voglio sistemare i bagagli, fare il programma della giornata e occuparmi del mio finto incontro d’affari.
Sto aprendo la valigia, quando vedo Davide in camera da letto. È entrato da una porta che comunica con la stanza a fianco, che immaginavo chiusa, e come se niente fosse, si siede lì: vicino a Sofia per giocare con lei.
Mi dispiace rovinare questo bel quadretto, ma sono fuori di me dalla collera. Ora dovrà starmi a sentire: una volta per tutte.
Mi allontano con indifferenza verso la zona giorno e lo chiamo chiedendogli aiuto riguardo il funzionamento della stufa. Mi raggiunge sorridente.
“Non sono pratico di queste stufe, anzi, non ne ho mai accesa una…”
“Come hai fatto a entrare?” chiedo sottovoce.
“Le camere sono comunicanti, credevo lo sapessi…”
“Senti, piantala di fare il furbo: no, non lo sapevo e non voglio più vederti qui. È la mia stanza e voglio la mia privacy.”
“Tesoro, non mi sono infilato nudo nel tuo letto… stavo giocando con nostra figlia…”
Il ‘tesoro’ mi indispone, il suo tono anche di più.
“Dammi la chiave.” insisto.
Davide sbuffa, si infila una mano in tasca ed estrae la chiave che gli ho chiesto.
“Ora va meglio?” sussurra porgendomela.
“Quando l’avrò chiusa, andrà meglio.” ribatto agguerrita. “Un’altra cosa… devo vedere Olivia tra poco, abbiamo una questione di lavoro da risolvere.”
“Ma…”
“Nessun ma.” lo interrompo. “Ci vediamo al ristorante dell’albergo tra un’ora. Ah, dimenticavo, già che sei qui: sistema tu i bagagli di Sofia, sono nel trolley di Hello Kitty.”
Saluto Sofia ed esco.

Mi presento nella hall, Olivia mi aspetta sullo stesso divano in cui aveva parcheggiato i suoi figli mezz’ora fa, mi siedo accanto a lei.
“Come stai?” le chiedo.
“Confusa, molto confusa. Si può sapere che ci fai qui con lui?”
Vedo che i convenevoli non le interessano.
Vorrei tranquillizzarla, dirle da subito che non sono intenzionata a ricucire il mio matrimonio, ma preferisco che siano i fatti a chiarirle la situazione.
“Il giorno di Natale, Andrea, la nuova ragazza di Davide, fa recapitare un regalo per Sofia: lo skipass delle Lego Friends. Lei è entusiasta, le basta un attimo per immaginarsi su un paio di sci e chiede a suo padre di imparare.”
La faccia di Olivia fa chiaramente intendere che potrei evitare di proseguire con il racconto: sa già come va a finire, ma il mio pathos la incuriosisce e non mi interrompe.
“Lui la guarda, sorride, le promette una vacanza sulla neve, ma di punto in bianco, invita anche me, proprio davanti alla bambina che, entusiasta dell’idea, insiste perché io accetti.”
“E Andrea?”
La sua domanda mi spiazza: anche lei ha messo Paolo in panchina?
“Andrea è a New York.” dico secca.
“Non so se a sconvolgermi sia la destinazione che hai appena nominato o il fatto che tu lo dica con una tale naturalezza… Si sono lasciati?”
“Non ufficialmente, ma dice che sarebbe disposto a farlo, se fossi intenzionata a riprovarci…”
La guardo mentre pronuncio quelle parole e mi pento di non averle detto da subito come la penso. Sembra terrorizzata al pensiero di vedermi di nuovo con lui, ma ho l’impressione che tenti di nasconderlo.
Nei suoi occhi, leggo il desiderio di fare un passo indietro, di controllare un’emozione che potrebbe influenzare la mia decisione, e per una donna che possiede una famiglia, è difficile suggerire a un’amica di rinunciarci. E seppure il suo sguardo non nasconda i suoi pensieri, apre bocca per togliermi ogni dubbio.
“Senti Eva, le donne non si trovano mai di fronte a scelte facili — oltre a partorire intendo — e so che l’idea di salvare un matrimonio, in certi casi, sia l’equivalente di un’impresa eroica, ma ti prego, lo dico per il tuo bene, pensaci bene: questa situazione non mi convince.”
“Olivia: non ho nessuna intenzione di tornare con lui.”
“Oh! Meno male… mi avevi fatto prendere un colpo!”
“Sono innamorata di un altro.” mormoro.
“Chi? Il ragazzo di cui mi avevi parlato?”
“Sì, Paolo.”
Nemmeno il rossore che si è palesato sulle mie guance sembra convincerla dei miei sentimenti. Socchiude gli occhi per scrutarmi meglio e aggiunge: “Scusa la domanda indiscreta: ma lui dov’è?”
Preferirei mentire piuttosto che confessare di essere una madre frustrata che ha ritenuto inopportuno invitarlo per non aggiungere altro caos alla situazione, che lei stessa ha definito poco chiara, ma non ci riesco.
“Sono stata io a chiedergli di non venire… non volevo che conoscesse Sofia in questo momento caotico.”
“E lui ti ha lasciato qui da sola con il nemico?”
“Non conosce le intenzioni di Davide, ma mi è costato caro fargli accettare tutto il resto.”
Olivia mi guarda allibita.
“Mia cara, non ne dubito, ma i casi sono due: o tu sai essere molto convincente o lui è innamorato pazzo.”
“Forse tutte e due le cose…” mormoro.
Faccio giusto in tempo a concludere la frase, quando vedo Sofia uscire dall’ascensore insieme a suo padre: pare che il mio incontro d’affari stia per concludersi.
Sofia mi vede e corre verso di noi.
“Ora devo andare.” dico alzandomi.
“Ci vediamo domani?”
Ma prima che possa rispondere, Sofia ci raggiunge e prende la parola.
“Dove sono i tuoi bimbi?”
“Stavo andando a pranzo con loro. E tu dove hai messo il cagnolino?”
“In camera, dorme.”
“Vieni a sciare con noi?” le chiede.
Olivia sorride, è orgogliosa di ricevere una tale proposta.
“Mi metto d’accordo con la mamma, okay?” conclude strizzandole l’occhio.
“Okay.”
Prendo Sofia per mano, con l’altra mimo un telefono e dico: “ti chiamo.”
Torno dal nemico.

Sofia si è già addormentata, la sua prima giornata qui è stata entusiasmante, io invece non riesco a prendere sonno, continuo a pensare al nemico.
Un mese fa, c’era un test di gravidanza sulla mensola di casa sua: perché adesso vuole tornare da me? Perché così in fretta?
Mi trovo in una posizione difficile, seppure la sua storia con Andrea non mi riguardi in alcun modo, seppure non ci sia nulla che lui possa fare per rimediare al danno e alla sconfitta che ho subito a causa sua, la sua mancanza di chiarezza mi irrita.
Se davvero desiderasse la famiglia che dice di desiderare, mi spiegherebbe le dinamiche che lo hanno portato a prendere una decisione così importante e invece, sono sempre più convinta che il suo sia solo un ripiego, un piano B studiato malissimo.
Il suo disperato tentativo di riconquistarmi è un insulto alla mia intelligenza. Ma forse è proprio questo il punto: l’intelligenza.
Dovrei sfruttare la situazione a mio vantaggio, se mi fingessi disposta a riprovare, lui si sentirebbe obbligato a scucire informazioni riguardo alla sua relazione con Andrea. Devo sapere che è successo e sarà lui a dirmelo. So come riuscirci.
Le palpebre fanno cenno di chiudersi, decido di assecondarle e di mettermi a dormire: domani è un altro giorno.

Mi sono appena seduta a tavola, dopo aver saccheggiato il buffet della colazione, quando Davide appoggia le mani sul tavolo e inizia a parlare.
“Ragazze: ho fatto il piano della giornata.”
Il mio sguardo si posa sulle sue dita affusolate e riesco solo a immaginare la scena di Nikita, dove lei, in modo del tutto inaspettato, prende una matita per conficcarla nella mano del noioso maestro che la sta istruendo. Peccato che Sofia non stia facendo i compiti e che il suo astuccio sia fuori portata.
Calmati Eva, ritrova la pace interiore e sfrutta il mood “carina e coccolosa’ che in passato ti ha dato soddisfazione.
“Quindi cosa facciamo papà?”
“Allora, dopo colazione, abbiamo appuntamento con il tuo istruttore che ci accompagnerà sulle piste. Resteremo al Grostè fino alla cinque, poi torneremo in albergo, ci infileremo il costume e faremo tanti tuffi nella piscina dell’albergo.”
“Sììì!” esulta Sofia. “E Olivia?”
A quale si sta riferendo?
“Olivia rimarrà in hotel… non possiamo portarla con noi…” risponde lui.
“Okay.”
Mi sento una madre realizzata, quando la vedo accettare i compromessi senza fare capricci.
“Posso prendere un altro waffle?” chiede subito dopo.
“Certo, vuoi che ti accompagni?”
“No mamma, vado da sola, ormai sono grande.”
Mi sfugge una risata, si alza da tavola e va dritta verso il buffet.
“Sei bellissima stamattina.” mormora.
Lo guardo, cerco di scansare il risentimento costante che accompagna le nostre conversazioni e mi sforzo di essere gentile.
“Grazie. Ti ricordi questa giacca?” chiedo indicando il piumino colorato di Pucci che è appeso allo schienale della mia sedia.
Il suo viso si illumina, non sembra credere alle sue orecchie.
“Certo. Lo abbiamo comprato un paio di anni fa a Firenze. Mi avevi seguito in trasferta, Sofia era rimasta a casa con i miei. Ricordo anche il post-shopping e il bellissimo pomeriggio trascorso in quella stanza dell’hotel Savoy, in Piazza della Repubblica.”
Basta così. La mia era una cosa detta per fare conversazione forzata.
Sorrido, fingendo che i numerosi dettagli che ricorda mi facciano piacere, ma in realtà, mi sento solo in imbarazzo.
“Eva, possiamo tornare a essere quello che eravamo, ti prego, so che mi ami ancora, non buttiamo via tutto: dammi un’altra possibilità.”
Mi volto a controllare Sofia, è ancora al buffet in attesa del suo waffle e ho ancora un paio di minuti da sfruttare a mio vantaggio.
“Vedi, Dave, sarò sincera: il tuo ripensamento, sotto certi aspetti, mi lusinga, ma fatico a comprendere il motivo di questa decisione…”
Il mio tono di voce è sereno, pacato, non desta alcun tipo di sospetto. Forza, dunque, dimmi perché hai tanta fretta di rimettere insieme la famiglia che hai distrutto altrettanto velocemente.
“Non capisci che ti amo?”
La sua disperazione meriterebbe un Oscar.
“C’era un test di gravidanza in giro per casa tua ed è successo poco più di un mese fa.” puntualizzo.
“Ti ho già spiegato: non stavamo cercando un figlio…”
“Ma se fosse arrivato?”
“Non è arrivato.” ribatte.
Mi irrita. Capisce perfettamente dove voglio arrivare, ma continua a scansare i fatti salienti. Ora sono stanca.
Mi volto di nuovo a controllare Sofia: la signora del buffet sta chiacchierando con lei, ma le ha già consegnato la sua porzione, non ho molto tempo.
“Andrea sa che vuoi lasciarla per tornare con me?”
Rispondi. Forza, rispondi.
“Non lo immagina, ma sono disposto a tutto, te l’ho detto: è te che voglio.”
La chiacchierata si interrompe, quando Sofia appoggia il piatto sul tavolo.
“È stata dura, ma ce l’ho fatta.” dice sedendosi.
Tutti ci mettiamo a ridere.

La funivia sta salendo lentamente e io continuo a chiedermi chi sia il vero ripiego: io o Andrea?
Sono pronta a scommettere che se ora gli confessassi che mai per un momento ho valutato l’ipotesi di tornare con lui, lui non lascerebbe Andrea. Credo addirittura che sarebbe così stupido da farci un figlio, giusto per il piacere di farmi dispetto.
Vorrei fuggire, mi pento amaramente di essere venuta qui, mi sembra quasi di soffocare. Paolo mi manca così tanto che ho addirittura preso in considerazione l’idea di fingere di sentirmi male, pur di tornare a casa prima del tempo.
L’unica cosa che mi solleva è l’aperitivo che ho fissato con Olivia questa sera.
La cabina si ferma, le porte automatiche si aprono e uno alla volta scendiamo.
L’istruttore è un ragazzo con poco più di vent’anni, capelli biondi, occhi celesti, accento veneto e battuta sempre pronta.
Tra lui e Sofia si è già instaurato un certo feeling, so che si divertiranno.
Raggiungiamo la piccola pista destinata ai principianti e assistiamo alla sua prima lezione di snowboard.
Tre ore dopo, Davide torna dopo aver esaurito la sua mezz’ora di libertà per un paio di discese da solo — che non mi sono sentita di negargli — io sono letteralmente congelata e Sofia ha imparato che ruotare le braccia è necessario per dare la direzione alla tavola: sono commossa.
Commossa perché stiamo rientrando in albergo, commossa perché mancano solo due giorni per tornare alla vita vera, commossa perché finalmente chiarirò le cose a mia figlia.
Siamo quasi giunti alla baita in cui avrei desiderato rimanere dall’inizio, quella che sta dietro la funivia, quando a un tratto, un tifoso si avvicina a Davide.
È sempre stato gentile con i fan, non si è mai negato, se non altro, questa è una cosa che ho sempre apprezzato, ma me ne pento un secondo più tardi, quando un’altra decina di persone lo riconosce chiedendogli foto e autografi.
Non sento più i piedi, il freddo mi è entrato nelle ossa, ma non voglio passare per la guastafeste. Mi chino verso Sofia, la stringo, immaginandola infreddolita quanto me, e tento di scaldarla.
Davide ci raggiunge poco dopo scusandosi.
La navetta si ferma davanti all’ingresso dell’albergo: è l’equivalente del paradiso.
Le porte scorrevoli si aprono, Sofia corre verso l’ascensore, io le sto a ruota. Mi volto verso Davide, che è dietro di me, ma la sua espressione non mi piace.
Seguo il suo sguardo: fisso su uno dei divani della hall e stento a credere ai miei occhi. seduta di fronte a noi c’è Andrea.

 

 

QUARANTESIMO EPISODIO

Illustrazione: Valeria Terranova