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23 Apr

Certe bugie, a volte, sono meglio della verità

L' amore ai tempi supplementari Enrica Alessi scrittrice

L'amore ai tempi supplementari Enrica Alessi scrittrice

L

a luce del sole che entra dalla finestra fa ai miei occhi lo stesso effetto di una serranda che si alza. Sono sdraiata a pancia in giù e la mia faccia sta sullo stesso cuscino, che ieri sera ho inondato di pianto. Faccio scivolare il polso da sotto il guanciale e guardo che ore sono. Le otto: Sofia. Devo andare da Sofia. Balzo giù dal letto e metto i piedi per terra: — forse un po’ troppo in fretta, forse un po’ troppo alla lettera — ed ecco la realtà. La ragione scansa l’istinto materno con gentilezza, per ricordarmi che tra un’ora dovrei presenziare alla raccolta fondi — e mi servono due torte che attualmente non possiedo. Solo Glenda può aiutarmi. Io sono la presidentessa del comitato e lei è la mia vice: sarà felice di rendersi utile. Recupero il telefono nella borsa e cerco il numero tra i contatti.
“Glenda, buongiorno.” esordisco in tono autorevole.
“Buongiorno Eva, stai arrivando?”
“No, c’è stato un imprevisto.”
“Non farmi ridere, a te non capitano imprevisti…”
Lo credevo anch’io, ma posso garantirti che le ultime dodici ore mi hanno convinto del contrario.
“E invece è così: il forno è impazzito e ho bruciato le cheesecake.”
Il silenzio tombale.
“Glenda? Ci sei?”
“E ora? Come si fa?” chiede terrorizzata.
“Devi andare in pasticceria.”
“Ma le torte del comitato sono tutte fatte in casa, preparate con ingredienti naturali, senza additivi, conservanti…”
Se avesse idea di cosa sta succedendo a casa mia, gli additivi e i conservanti non oserebbe nemmeno nominarli.
“Ho ben presente come sono le torte del comitato.” la interrompo contrariata.
“… E concedimelo: sono anche un po’ bruttine….” aggiunge bisbigliando. “Sai che non ci crederanno mai!”
“È vero. Ma non abbiamo altra scelta.”
”Mi stai chiedendo di mentire?” chiede sottovoce.
“In realtà è molto peggio: ti sto chiedendo di introdurti in pasticceria, di comprare due torte e di spacciarle per nostre.”
“Sai che non puoi chiedermelo!”
E io che credevo fosse felice di aiutarmi.
“Ma chi può scoprirci? Stiamo parlando di un paio di torte.”
“E invece può succedere eccome.
Ho letto un romanzo un paio di mesi fa: una tizia, fuori da una pasticceria, scatta una foto incriminante all’amante del suo ex fidanzato. Poi lo uccide e alla fine, viene scoperta. Dovresti leggerlo.”
Ora che mi hai svelato il finale, lo farò con piacere. Magari prendo spunto: una storia di amanti, tradimenti e voglia di vendetta posso scriverla anch’io: adesso sono un’esperta. Ma prima devo andare da Sofia, e per riuscirci, devo liberarmi di Glenda.
“Vedi, la questione è seria, ti avrei evitato i dettagli, che sono abbastanza crudi, ma a questo punto, sembrano essere indispensabili…”
E quando a una semplice conversazione aggiungi un momento torbido di confessioni, anche il più reticente degli aiutanti diventa improvvisamente collaborativo.
“Non voglio girarci intorno, quindi vado dritta al sodo: il Bimby si è rotto.” dico soffocando la vocale.
“Non dirai sul serio?”
Il tono drammatico della sua voce mi suggerisce di andare avanti:
“Non dà segni di vita, non so cosa fare.”
“Hai provato a spegnere e a riaccendere?”
“Le ho provate tutte.”
“Ascolta: so come ti senti, è successo anche a me, si sta malissimo.
Ma adesso, c’è solo una cosa che puoi fare, anzi due: portalo in assistenza e raggiungimi il più in fretta possibile.”
Come posso fingermi sorridente davanti a mezza scuola, dopo che mio marito se ne è andato di casa, perché ha un amante di cui è innamorato?
“Glenda, posso contare solo su di te, devi aiutarmi, ti prego.”
Sai che non posso fare tutto da sola.”
“Certo che puoi farcela.”
“No invece: sai che non posso prendere il tuo posto.”
“Sarai la migliore.” dico incitandola.
“E se qualcosa dovesse andare storto?”
“A noi andrà bene, e per te sarà un successo: sono sicura.”
“Mi hai convinto!”
E l’emozione nella sua voce mi fa capire che non desiderava altro.
“Ora vai a salvare il tuo Bimby.”
“Grazie: non lo dimenticherò.”
Concludo il mio elenco di istruzioni e riattacco. Glenda se la caverà, ora tocca a me. Faccio una doccia, mi vesto ed esco di casa. La macchina è chiusa in garage, premo il pulsante per aprirlo e salgo in auto. Sistemo la borsa sul sedile del passeggero, infilo le chiavi, accendo il motore, e lì, dallo specchietto retrovisore: vedo la sua moto parcheggiata. Lucida, perfetta: una delle cose a cui tiene di più. Ammetto che la tentazione di inserire la retromarcia, dare gas e sfracellarla attorno al muro è fortissima, ma un gesto così liberatorio mi farebbe perdere altro tempo, e con lui ne ho già perso già abbastanza. Impugno il cambio, inserisco la prima ed esco dal cortile. Dieci, cento, mille domande e nessuna soluzione. Continuo a chiedermi come elaborare un discorso semplice e delicato con cui spiegare a Sofia cosa sta succedendo, ma non è solo la scelta della parole a mettermi in difficoltà. Mi sento un’incubatrice di sentimenti contrastanti e il self control che di solito mi distingue sembra essersi perso per strada. Dovrei chiamare Davide e decidere insieme come gestire la cosa, ma sono arrabbiata, delusa: è solo colpa sua se siamo arrivati a questo punto. La sola cosa che mi importa è che Sofia non soffra, e non credo ci siano i presupposti per evitarlo. Mancano pochi minuti, poi sarò da lei, sento il cuore che si stringe nel petto, e il mio istinto mi suggerisce di chiamarla. Recupero il telefono nella borsa, cerco il numero di mia suocera e attivo il viva voce.
“Mamma?”
“Amore mio!”
Che bello sentirla.
“Quando vieni?”
“Sono per strada, sto arrivando, tu come stai?”
“Bene, c’è anche papà, ti aspettiamo…”
“Davvero?” chiedo fingendomi entusiasta, “Passami la nonna.”
“Okay.”
Anche io mi dico okay — anche se in modo diverso — me lo troverò di fronte e non lo avevo preventivato. Non ho idea di cosa abbia detto a Sofia, a sua madre, e non so come reagire. La sento gridare il nome della nonna, la immagino correre per casa felice, ignara di tutto, e immagino Davide. E mentre la mia mente scansa l’idea di colpirlo di nuovo, Sofia raggiunge Clara e me la passa al telefono.
“Ciao Eva.”
Due parole: troppe poche per capire il suo tono di voce. Sa tutto? Quanto di quel tutto? E se non sapesse nulla? Mi servono le domande giuste per scoprirlo, e devo riuscirci adesso, prima di arrivare.
“Ciao Clara, Davide è lì, vero?”
Sta prendendo tempo, come se stesse tentando di allontanarsi da occhi indiscreti per parlarmi liberamente.
“Sì, ha dormito qui stanotte.” dice sussurrando.
Questo dettaglio mi toglie ogni dubbio: qualcosa deve sapere, ma cosa?
“Cosa ti ha detto?”
“Tutto. Ha solo tralasciato che è uno stupido.”
E a quanto pare, ho addirittura trovato una leale inaspettata.
“Non so cosa fare…” aggiungo cercando di trattenere le lacrime.
“Quando sarai qui, lo saprai.”
Riattacco, respiro, penso, e in un paio di minuti arrivo a destinazione. Il cancello si apre, ancora prima di suonare il campanello, non sarà la solita sorpresa che faccio sempre a Sofia. Scendo dall’auto e la vedo correre verso di me: il suo sorriso mi illumina, l’abbraccio e la stringo senza riuscire a staccarmi.
“Mamma, vieni: io e la nonna abbiamo fatto una torta…”
Mi prende la mano e io la seguo. Percorro il piccolo sentiero di sassi bianchi ed è come se stessi raggiungendo la forca, e lì: sulla porta, vedo il boia che aspettavo.
“Ciao.” dice sforzandosi di sorridere.
Anche io rispondo al saluto, ma credo che se non fosse per le circostanze, forse non ci saremmo rivolti la parola mia più. Clara ci raggiunge, mi dà un bacio, e si china verso Sofia.
“Sofia, vieni, la nonna deve cucinare l’arrosto, ti va di darmi una mano?”
“Ma io voglio fare i biscotti…”
“Certo, facciamo ciò che vuoi, ma ora vieni con me.”
La prende per mano, si allontana e chiude la porta per lasciarci soli.
Davide è in piedi di fronte a me ed è lui a parlare per primo: “Eva, mi dispiace.”
Patetico. Cosa si aspetta? Che dica: ‘non importa, non preoccuparti, sono cose che succedono, l’amore è eterno finché dura’? Sono furiosa.
“Lo immagino.” dico in tono ironico.
“Ti prego, non rendere tutto più difficile…”
“Difficile per chi?”
“Per noi.”
“O per te?”
La mia provocazione lo fa sbuffare, e anch’io sono stanca. Stanca delle parte che mi ha assegnato: quella della moglie tradita, che deve essere consolata.
“‘Noi’ non c’è più: evitiamoci almeno le frasi di circostanza.”
Lo vedo abbassare lo sguardo, ma so bene che la sua mortificazione è figlia di un copione già visto.
“Cosa diciamo a Sofia?” mi chiede mesto.
“Diciamole la verità: che sei uno sporco traditore, che ti ho scoperto e che, a causa tua, niente sarà più come prima.”
“Queste sono cose che riguardano noi, non lei.” ribatte contrariato.
“Giusta osservazione. E sentiamo: quale scusa innocente avevi in mente?”
“Non si tratta di scuse, ma non posso dirle la verità, lo sai.”
“E invece dovresti. Sarebbe fiera di te.”
“Eva: so che mi odi e so che non mi perdonerai mai, ma ti prego: lasciamo fuori Sofia da tutto questo.”
“Il fatto che tu mi abbia preso sul serio è l’ennesima conferma che tra noi è finita. Hai ragione: non ti perdonerò mai, ma non lascerò che le tue stupide azioni distruggano la felicità di nostra figlia: forse, almeno su questo, siamo d’accordo.”
“Già.”
E di nuovo quello sguardo da cane bastonato. È strano: è come se entrambi sentissimo il desiderio di mettere la parola fine a una storia già finita, e anche questa volta, credo che l’ingrato compito spetti a me.
“Chiederò al mio avvocato di avviare le pratiche di divorzio. Sofia starà con me, tu e il tuo lavoro non potete dedicarle il tempo che merita. La vedrai a weekend alterni e una sera a scelta durante la settimana, e ‘quella’ non deve avvicinarsi a lei. Tutto chiaro?”
Ma prima che possa rispondere, la porta si apre ed esce Sofia seguita dalla nonna.
“Guardate…” dice eccitata, mentre ci mostra una teglia di biscotti, “Ora, vado a cuocerli.”
“Amore, lasciali alla nonna, io e papà dobbiamo dirti una cosa.”
“Perché non entrate?” chiede Clara premurosa.
“Si sta bene anche qui.” rispondo cercando la sua complicità.
La porta si richiude e io e Davide restiamo soli con lei.
“Non mi starete dicendo che avrò un fratellino, spero, io non lo voglio!”
“Non ci sarà nessun fratellino.” dice Davide commosso. “La mamma e papà hanno deciso di…”
Lasciarsi? È questo che sta dicendo a nostra figlia? Ha solo sette anni, non posso permetterlo.
“Papà deve andare via di casa per un po’. Ha una partita importante e dovrà allenarsi tanto, lo vedrai nel weekend e una sera a settimana, ma ci sarò io con te, le nonne, i nonni…”
Il suo facciamo allegro si è spento: nemmeno io sono stata capace di dire la cosa giusta.
“Cosa ne pensi?” le chiede Davide accarezzandole i capelli.
“Va bene, ma poi torni vero?”
Il suo papà la guarda con gli occhi lucidi, incapace di rispondere. E in quel silenzio prolungato, capisco che certe bugie, a volte, sono meglio della verità.
“Certo che torna. Ora cuociamo i biscotti e andiamo a casa a mangiarli.”

NONO EPISODIO

Illustrazione: Valeria Terranova